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Sociologia della devianza: definizione, protagonisti, teorie

Sai cos’è la sociologia della devianza?

Se i comportamenti umani all’interno del mutamento sociale ti incuriosiscono, non puoi non conoscere questa branchia delle scienze sociali. In questo articolo, ti guideremo proprio verso la conoscenza di questa particolare disciplina.

La storia della sociologia, d’altro canto, si è sempre interrogato su come affrontare il cambiamento della società, sviluppando le teorie sulla devianza di cui parleremo nelle prossime righe.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito. Andiamo a scoprire tutto ciò che c’è da sapere sulla sociologia della devianza.

La devianza come sociologia

Nei paragrafi che seguono, cercheremo dunque di capirne di più sulla sociologia della devianza: cos’è, di cosa si occupa, perché è importante e come approfondirla. Insomma: se dovessi sostenere un esame o svolgere un tema sulla devianza, qui troverai tutte le informazioni necessarie in merito. Buona lettura.

Devianza in sociologia: definizione

Per comprendere il significato di psicologia della devianza, cerchiamo di distinguere i due termini e analizzarli inizialmente separatamente.

La devianza è un comportamento non conforme alle norme. Ecco la definizione che ne da l’Enciclopedia dei ragazzi della Traccani:

«La devianza è la condotta di chi viola le regole giuridiche, religiose, morali o sociali della comunità in cui vive. Spesso vengono etichettati come devianti anche i comportamenti diversi da quelli accettati dalla maggioranza.

Poiché norme e modelli di condotta variano nello spazio e nel tempo, un comportamento che in alcune culture ed epoche storiche è considerato deviante e quindi punito o oggetto di riprovazione, in altre sarà considerato “normale” e socialmente accettato.

Al concetto di devianza è legato quello di controllo sociale: la devianza è percepita come una minaccia per la collettività e per neutralizzarla vengono messi in atto meccanismi di prevenzione, repressione e punizione».

Mentre la sociologia è, citando la stessa fonte:

«La scienza che ha per oggetto i fenomeni sociali indagati nelle loro cause, manifestazioni ed effetti, nei loro rapporti reciproci e in riferimento ad altri avvenimenti».

Da qui deduciamo quindi che la sociologia della devianza (e del mutamento sociale) si occupa di analizzare e indagare i comportamenti devianti all’interno di una società e di rintracciarne delle cause. Si tratta di una disciplina studiata anche in criminologia e nei curriculum delle lauree in giurisprudenza. Devianza e criminalità, infatti, sono concetti per molti versi legati fra loro. Per questo si parla di sociologia della devianza e della criminalità.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti.

Sociologi della devianza: da Durkheim alla Scuola di Chicago

Emile Durkheim, già uno dei padri della teoria sociale classica, fu un precursore anche sull’analisi dei problemi concettuali della sociologia della devianza. Dalla funzionalità della devianza e la relatività delle regole, alla natura della regolamentazione morale.

Si devono invece a David Matza tre contrapposizioni ricorrenti nelle concezioni sociologiche della devianza:

  1. Tra correzione e comprensione. Ovvero da una parte studiare i fenomeni devianti al fine di volerli estirpare, dall’altra l’interesse di capire in maniera empatica i fenomeni devianti;
  2. Patologia versus Diversità. Nel primo caso si considera la devianza come una variante intollerabile e intrinsecamente indesiderabile della normalità. Nella seconda concezione è una variante o un mutamento tollerabile, considerato però negativamente;
  3. Semplicità vs Complessità. Per la prima la devianza, in quanto scostamento dalla normalità, è un fatto ovvio. Dal punto di vista della complessità, invece, la devianza è un fenomeno difficile da definire, dati i suoi rapporti talvolta paradossali con la normalità cui spesso si sovrappone.

Altro contributo importante allo studio di questo fenomeno è stato quello della scuola dell’ecologia sociale urbana, meglio nota come Scuola di Chicago di sociologia.

La scuola di Chicago è stata prima scuola di sociologia urbana negli Stati Uniti d’America con sede proprio nella più grande città dell’Illinois, fondata ufficialmente nel 1914 da Robert Park.

Tra le aree di studio di maggior interesse di Park ricordiamo tra gli altri anche il suicidio nelle aree urbane ed in quelle rurali, il divorzio, l’influenza dell’ambiente di appartenenza nei rapporti sociali e culturali. Ma, soprattutto, la diversa incidenza di fenomeni come appunto la devianza sociale.

Teorie sulla devianza

teorie sulla devianzaEd eccoci ad un altro punto chiave della nostra guida sulla sociologia della devianza: il riassunto delle principali teorie.

Proveremo infatti a schematizzare in maniera semplice, ma quanto più esaustiva possibile, quelle più importanti

  1. Paradigma eziologico. Comprende le teorie eziologiche, ovvero rivolte allo studio dei fattori che determinano i comportamenti devianti;
  2. Paradigma del controllo sociale. Raccoglie le ricerche che intendono descrivere i processi di formazione, di sviluppo e di produzione dei comportamenti devianti. Siano essi di tipo sociale, economico e relazionale che più propriamente istituzionale;
  3. Teoria struttural-funzionalista. Sostiene che le cause della criminalità non siano da ricercarsi né in fattori di natura antropologica, né in una patologia della struttura sociale. Questo approccio è stato introdotto dal già citato Durkheim;
  4. Teoria dell’etichettamento. Si propone di evidenziare come la qualità criminale di un comportamento, lungi dall’esistere oggettivamente, sia in realtà il risultato di una costruzione sociale;
  5. Applicazione criminologica della teoria del conflitto. Indicano come fondanti le dimensioni della coazione e del dominio politico esercitato da alcuni soggetti su altri;
  6. Teorie sociologiche del controllo sociale. Sostengono il carattere normale e funzionale della criminalità, la sua dipendenza da meccanismi di socializzazione dipendenti dalla stratificazione sociale e la sua produzione attraverso processi di definizione e stigmatizzazione che sottendono una concezione conflittuale della società.

E con questo hai tutti gli elementi di sociologia utili per comprendere la devianza. Ma prima di lasciarti, vogliamo darti qualche altro prezioso consiglio in merito.

Sociologia e psicologia della devianza: libri e studi consigliati

Prima di concludere la nostra guida sulla sociologia della devianza, vogliamo darti qualche dritta anche su cosa leggere e su quale percorso di studi fare se sei interessato ad approfondire questo settore o lavorare nel suo ambito.

Per quanto riguarda la lettura, un testo molto autorevole è certamente Sociologia della devianza di Barbagli e Savona. Due sono i principali obiettivi del volume:

  1. Illustrare le maggiori teorie sulla devianza, da quelle classiche ai filoni più recenti e di frontiera;
  2. Fornire un quadro empiricamente fondato dei principali temi della ricerca.

Se vuoi specializzarti in questa branchia della sociologia, però, leggere un libro non basta. Per questo devi sapere che esistono dei corsi Unicusano che possono fare al caso tuo. Delle vere e proprie eccellenze in questo settore.

Fra tutti, spicca certamente per qualità e affinità con il tema che stiamo trattando, il master di II livello in Criminologia e diritto penale – Analisi criminale e Politiche per la sicurezza urbana. Un corso interdisciplinare, in grado di trasmettere conoscenze e competenze in tutte quelle cognizioni convergenti nella materia criminologica e nei fenomeni di suo interesse. In poche parole dalla medicina al diritto, dalla psicologica alla sociologia delle devianza.

Ma questo è solo uno dei master presenti nella nostra vasta offerta formativa. Per visionare l’elenco completo e la scheda dettagliata di ogni singolo corso, ti consigliamo di vistare la sezione didattica del portale Unicusano.it.

E con questo è tutto, non ci rimane che augurarti buono studio.

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Come affrontare il cambiamento: consigli utili

Stai vivendo un momento ricco di mutamenti e vuoi capire come affrontare il cambiamento nel modo più efficace e costruttivo?

Abituarsi al cambiamento spesso non è facile, soprattutto se non si affronta queste situazioni nel modo corretto. La depressione da cambiamento, infatti, è un problema di cui soffrono in molti. Una sensazione che può scaturire e dipendere da diversi fattori: dalle emozioni primarie e complesse alla paura del giudizio degli atri.

Ma non preoccuparti: quello che vogliamo fare con questo articolo è aiutarti affinché ciò non avvenga. Una sorta di counseling psicologico, una guida sulle principali ansie e fobie di questo genere e come cercare di aggirarle e viverle in maniera più consapevole, serena e positiva. Perché il cambiamento può e deve essere una possibilità e non un avvenimento negativo.

Vuoi saperne di più? Allora nono perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito di come affrontare il cambiamento.

Fobia dei cambiamenti: come affrontarla

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a cercare di comprendere come affrontare il cambiamento, sia esso relativo al lavoro, all’amore, ad un trasferimento o alla vita più in generale. Buona lettura.

Come si chiama la paura del cambiamento?

La paura dei cambiamenti e delle novità, di tutto ciò che non è compreso e catalogato, è detta Kainotetofobia.

Come accennato, esistono poi diversi tipi di cambiamento. Generalmente quelli più difficili da accettare sono quelli legati alla sfera emotiva, sentimentale e sociale. In particolare alla separazione da un partner, dalla famiglia o dagli amici, tutti avvenimenti che potrebbero verificarsi in situazioni come affrontare un trasferimento.
Spesso più accettabili e gestibili, risultano essere le paure del cambiamento lavoro. Ma questo dipende dalla flessibilità, competenza e professionalità di ognuno.

Come prepararsi al cambiamento

Fatte le doverose premesse del caso e date le definizioni utili del fenomeno, cerchiamo adesso di entrare ancora più nello specifico e darti qualche consiglio pratico su come affrontare certe situazioni.

Come affrontare un cambiamento di lavoro o la paura del cambiamento in amore?

La prima cosa da fare è preparasi adeguatamente, per quanto possibile. E poi riuscire a gestire e ridurre l’ansia. Iniziamo dal primo passo, ovvero come preparasi.

Innanzitutto, anche qualora dovessi essere restio, devi cercare di accettare le tue emozioni. Soprattutto devi ascoltarle, elaborarle prendertene cura. Anche metterle per iscritto può essere utile. Guardati dentro e cerca di comprendere cos’è che ti fa davvero paura e perché. Solo così puoi capire se e come siano superabili.

Altro aspetto fondamentale è preparasi. Devi cambiare lavoro o città? Prendi tutte le informazioni in merito, prima di andare nel panico.

Anche se non ti convince o ti preoccupa, inoltre, se il cambiamento è inevitabile cerca di conviverci. Una volta ascoltate le tue emozioni, comprese le tue ansie e raccolte tutte le informazioni del caso, cerca i lati positivi o il modo in cui potresti raddrizzare la situazione girandola a tua vantaggio. In poche parole: anche se il cambiamento dovesse stravolgere la tua vita, ricorda che hai sempre la facoltà di gestire le tue reazioni e di prendere le tue decisioni.

Ansia da cambiamento vita: come ridurla

A questo punto, ecco delle buone pratiche da poter portare avanti una volta che il cambiamento è in corso o comunque ineluttabile:

  1. Non chiuderti a riccio. Esprimi le tue sensazioni ed emozioni alle persone di cui ti fidi;
  2. Scrivi un diario annotando le cose da fare, le tue preoccupazioni e le possibili soluzioni. Datti delle scadenze per cercare di affrontare e risolvere queste questioni;
  3. Parla con altre persone che hanno affrontato esperienze simili. Ogni esperienza personale fa storia a sé, ma ascoltare e accettare consigli da chi c’è già passato è sempre utile;
  4. Accetta l’incertezza. Non permettere che questa ti blocchi negandoti di fare nuove esperienze;
  5. Rilassati. Sia livello muscolare che mentale. Mens sana in corpore sano.
  6. Pratica attività fisica. Aiuta a gestire lo stress e a ridurre l’ansia, così come fare passeggiate all’aria aperta, magari con il tuo cane o altro animale domestico se ne hai uno;
  7. Concediti il tempo di abituarti, ma non farne un alibi.

Se tutto ciò non dovesse essere abbastanza e dovessi riscontrare ancora forti problemi di adattamento, che proprio non riesci a superare, valuta di rivolgerti ad uno psicoterapeuta.

Frasi sul cambiamento

Prima di concludere questa guida Unicusano su come affrontare il cambiamento, vogliamo farti un regalo. Ecco una piccola raccolta di frasi, citazioni e aforismi sul cambiamento. Una top five con l’augurio che possano darti forza e coraggio per affrontare la nuova situazione.

  1. «Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle» – Anonimo.
  2. «Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle – Denis Waitley».
  3. «Il momento del cambiamento è l’unica poesia» – Adrienne Rich.
  4. «C’è per tutti noi la possibilità di un grande cambiamento nella vita che equivale più o meno a una seconda possibilità di nascere» – Anonimo.
  5. «La continuità ci dà le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze» – Pauline R. Kezer.

E con questo è tutto, siamo giunti alla conclusione della nostra guida su come affrontare il cambiamento. Adesso tocca a te: buona fortuna.

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Emozioni primarie e complesse: cosa e quali sono

Conosci la differenza tra emozioni primarie e complesse? E sai quali tra i tuoi sentimenti innati e quelli influenzati dall’interazione con la società, come la paura del giudizio degli altri, siano preponderanti nella tua vita?

Se non sai cosa rispondere non preoccuparti. Con questo articolo ti aiuteremo a capirlo e fare chiarezza su questi interrogativi. Considerala una vera e propria guida o un counseling psicologico gratuito. Metteremo ordine tra emozioni primarie ed emozioni secondarie, ma anche tra emozioni complesse, positive, negative e via dicendo. Passando a conoscere i più grandi studiosi di questa particolare materia psicologia, se non antropologica.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo e entriamo subito nel merito: andiamo a scoprire quanto sei una persona emotiva e di che natura sono i sentimenti che esercitano maggiore influenza su di te.

LEGGI ANCHE – Sviluppo leadership: perché è utile nel mondo del lavoro e non solo.

Emozioni primarie e secondarie: tutto quello che devi sapere

Nei prossimi paragrafi andremo dunque a spiegare cosa sono, e quali sono, le emozioni primarie e complesse. Vedremo carrieristiche, classificazioni e differenze. Ma prima di tutto partiremo, come è giusto che sia, dalle definizioni generiche per poi entrare sempre più nello specifico delle varie sfaccettature legate alle diverse tipologie di sentimenti. Da quelli più semplici a quelli combinati e dunque più complessi. Buona lettura.

Cos’è l’emozione

Prima di arrivare ad analizzare emozioni primarie e complesse, cerchiamo di definire cos’è un emozione. Per fare ciò, prendiamo come modello la descrizione offerta dall’Enciclopedia Treccani, che ne parla in questi termini:

«Processo interiore suscitato da un evento – stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo. La presenza di un’emozione si accompagna a esperienze soggettive (sentimenti), cambiamenti fisiologici (risposte periferiche regolate dal sistema nervoso autonomo, reazioni ormonali ed elettrocorticali), comportamenti “espressivi” (postura e movimenti del corpo, emissioni vocali)».

In pratica le emozioni altro non sono che stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicologiche e a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti.

Ekman e Damasio: emozioni primarie e secondarie

Chiarito il significato generale di “emozione”, possiamo ora specificare che dentro il concetto di emozione primaria (o di base) rientrano quei sentimenti per così dire innati, ovvero rintracciabili in qualsiasi popolazione. Per il noto neurobiologo Damasio, e non solo, esse sono infatti frutto di un meccanismo preorganizzato.

Teoria confermata anche dagli studi dello psicologo Ekman su alcune popolazioni indigene di un remoto villaggio sulle alture della Papua Nuova Guinea.

Le emozioni secondarie (o complesse), sono invece quelle espressioni che vengono influenzate dalla crescita crescita dell’individuo dall’interazione sociale a cui egli stesso è sottoposta durante il suo sviluppo.

Queste ultime sono complesse perché necessitano di maggiori elementi esterni, immagini emotive o pensieri eterogenei per essere attivate.

Robert Plutchik e i diversi tipi di emozione

A questo punto ti starai chiedendo: ma quali sono nel concreto queste emozioni primarie e complesse?

Una prima autorevole classificazione delle emozioni di base (sinonimo di emozione primaria), è quella fornita dallo psicologo statunitense Robert Plutchik. Esso distingue quattro coppie di espressioni delle emozioni:

  1. Espressioni di gioia contrapposte a quelle di tristezza
  2. Paura contro rabbia;
  3. Attesa contro sorpresa;
  4. Disgusto contro accettazione.

Questo modello è stato sviluppato da Plutchik nel 1980 ed è passato alla storia come “ruota (o cono) delle emozioni”. Queste quattro coppie, mescolandosi tra loro, possono produrre una varietà di esperienze emozionali infinite.

Non a caso il professor Plutchik è stato uno dei più grandi studiosi di emozioni, suicidio, violenza e psicoterapia.

Altra classificazione possibile è quella proposta dal già citato dottor Ekman, attraverso i suoi studi condotti insieme al dott. Friesen.

Secondo Ekman e Friesen, le emozioni primarie sono sei. Ovvero: felicità, paura, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa.

Emozioni: elenco secondarie

emozioni complesseDopo aver messo ordine tra le emozioni primarie, cerchiamo di passare a quelle complesse.

Diversi psicologi, studiosi e autori, concordano sul fatto che dalla combinazione delle primarie, derivino tante emozioni secondarie.

Come ad esempio questo elenco di emozioni e sentimenti: l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Emozioni positive e negative

Sulla classificazione tra emozioni negative e positive, invece, gli esperti si dividono. In quanto ogni emozione che proviamo è utile a qualcosa. Anche nel caso di sentimenti, emozioni e stati d’animo intrisi di rabbia o paura, giusto per fare qualche esempio.

In gergo, però, sentimenti come paura, rabbia o disgusto vengono considerate tra le emozioni negative. L’importante, comunque, è riuscire a gestire le emozioni positive e negative in maniera costruttiva all’interno del processo di crescita personale.

Elenco emozioni psicologia: studi attinenti

Ed eccoci giunti all’ultimo argomento della nostra guida sulle emozioni primarie e complesse. Prima di lasciarti, volevamo suggerirti i migliori corsi di laurea e master universitari affini a questa tematica.

In questo settore, infatti, Unicusano rappresenta una vera e propria eccellenza. Grazie alla sua offerta formativa di qualità e alla flessibilità dell’erogazione dei suoi corsi attraverso il sistema e-learning.

Se vuoi specializzarti nel campo delle emozioni o diventare un professionista nel settore della psicologia, ti consigliamo di dare un’occhiata ai seguenti corsi di laurea:

  1. Laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche;
  2. Laurea triennale in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni;
  3. Magistrale in Psicologia clinica e della riabilitazione.

Se invece cerchi un master, ce e sono alcuni che fanno decisamente al caso tuo:

  1. Counseling Psicologico e counseling relazionale (I livello);
  2. Medicina, psicologia e biofisica nelle scienze umane (I livello);
  3. Psicologia dello Sport (I livello);
  4. Salute Organizzativa (II livello);
  5. Psicologia Pediatrica (II livello).

Ma questi sono solo alcuni dei corsi che fanno parte della nostra ampia offerta formativa. Per consultare l’elenco completo, ti consigliamo di visionare l’area didattica del portale Uniusano.it.

Cosa sono le emozioni: adesso sai tutto quello che c’è da sapere

E così siamo giunti alla conclusione della nostra guida sulle emozioni primarie e complesse. Siamo partiti cercando di definire cos’è un’emozione (a proposito l’etimologia della parola emozione è da ricondursi al latino “emovère”, ex = fuori e movere = muovere, letteralmente “portare fuori”) e siamo arrivati agli studi consigliati qualora volessi specializzarti su questi argomenti o, più in generale nel campo della psicologia.

In mezzo non abbiamo fatto mancare riferimenti ai più grandi studiosi e psicologi che si sono occupati spiegare e classificare i diversi tipi di emozioni. Da quelle positive a quelle negative, da quelle primarie a quelle secondarie o complesse. Che poi era ciò che più ci interessava nel nostro caso specifico.

Siamo passati da Damaso e Plutchik a Ekman e Friesen, attraverso la cosiddetta ruota delle emozioni del 1980 e fino ai master universitari di psicologia più innovativi dei giorni nostri. Insomma, non ci siamo fatti mancare nulla e adesso ne sai certamente di più su cosa e quali sono le emozioni primarie e complesse.

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Dipendenza da smartphone: definizione e peculiarità

La dipendenza da smartphone si è impossessata di te o di qualcuno che conosci?

Non temere, perché con questo articolo ti aiuteremo a scoprire se sei davvero vittima di questo emergente fenomeno e come uscirne. Grazie a questa guida, potrai scoprirlo una volta per tutte.

Una vera e propria guida su come trattare questa “patologia” e altre simili o ad essa strettamente collegata, come la dipendenza da internet, con o senza telefono cellulare. Perché accorgerti e ammettere un potenziale problema in tempo utile, prima ancora di dover ricorrere a sedute di counseling psicologico o manuali sulla storia della sociologia.

Troverai tutto questo e molto altro nei prossimi paragrafi. Affronteremo l’argomento con la massima chiarezza e attenzione per i dettagli. Affinché tu possa avere un quadro chiaro e completo sui dati statistici e le avvisaglie che ti fanno capire se esiste un problema. E dunque come prevenirlo o attraverso quali rimedi risolverlo.

Tutto chiaro? Vuoi saperne di più? Allora siamo pronti: non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito di come riconoscere e affrontare la dipendenza da smartphone.

Dipendenza da cellulare: definizioni, sintomi e rimedi

All’interno di questo articolo, nei paragrafi che seguono, andremo dunque a sviscerare tutto quello che c’è da sapere su sintomi, cause e conseguenze della dipendenza da smartphone, app e web in generale. Con l’obiettivo di prevenire o affrontare ogni tipo di problema e difficoltà ad essa legati. Sia per quanto riguarda gli adulti, ma anche i giovani. negli ultimi anni, infatti, la dipendenza da cellulare nei bambini ha avuto un boom davvero allarmante.

Dipendenza da cellulare: nome

Prima di addentrarci nei dettagli su come affrontare la dipendenza da smartphone, è bene intenderci sulla terminologia. Cercheremo dunque, come prima cosa, di definire con quanta più chiarezza, precisione ed esattezza possibile, cosa si intende quando facciamo riferimento a questo fenomeno.

In particolare, per descrivere questa particolare dipendenza, sono state coniate alcune parole specifiche. Due di queste sono particolarmente interessanti, ovvero:

  1. Nomofobia. Per definire la fobia di rimanere disconnessi dal resto del mondo. O più precisamente dalla “rete” e dai propri contatti, “amici”, o follower;
  2. Cellularomania (o cellulare-addiction). Quando il traffico telefonico quotidiano di un individuo, costituito da chiamate e sms sia in entrata che in uscita, ammonta all’incirca a 300 contatti. In questo caso, dunque, non facciamo riferimento solo ad apparecchi di ultimissima generazione, perché anche un cellulare non smartphone può generare dipendenza.

In entrambi i casi emerge una notevole difficoltà a staccarsi fisicamente dal telefono. Anche se spesso si fa fatica ad ammetterlo, purtroppo. E quest’ultimo aspetto rende difficile i più delle volte un intervento preventivo o quantomeno tempestivo.

Se volessimo fare sul tema della dipendenza da smartphone un riassunto, potremmo quindi affermare che tale dipendenza è legata a diversi disturbi. In primo luogo psicologici, ma non solo: dall’ossessione generica di internet all’abuso dei social network, fino ad un’eccessiva paura del giudizio degli altri, almeno quello apparente che si cela dietro lo schermo di un cellulare.

Come capire se si è dipendenti da smartphone

Sottotitolo: dipendenza da smartphone sintomi. Secondo importanti studi, in particolare quello del dott. Di Gregorio, psicologo e psicoterapeuta di grande fame, esistono almeno dieci segnali ai quali fare attenzione. Perché se ti rispecchi in uno a alcuni, se non addirittura tutti questi, potresti avere un problema. Magari nulla di irrisolvibile o allarmante, ma che necessita di un cambio di rotta tempestivo e deciso.

Uno lo abbiamo già anticipato: quando il possessore compie 300 o più azioni durante una giornata, tra tra telefonate, invio di sms, partite con app e giochi vari, lettura delle e-mail, ricerca di news, ecc.

Naturalmente è altrettanto importante quante ore dedica a portare avanti tutte queste attività. Ci sono poi coloro che hanno un esasperato atteggiamento protettivo, s e non affettivo, verso il proprio dispositivo mobile. Oppure che lo usano per soddisfare il loro bisogno di affetto. E poi chi sostituisce le relazioni umane con quale virtuali, proprio attraverso lo smartphone. Chi ne abusa per controllare altre persone come il partner, o chi con la scusa di utilizzarlo strumento per la sicurezza dei figli. Infine, chi non dorme nemmeno la notte o si sveglia per controllare se ha ricevuto nuove notifiche o qualche messaggio.

Se ti riconosco in questi esempi, potresti essere anche tu dipendente da smartphone. Lo stesso vale per le persone che consoci se rivedi in loro questi atteggiamenti. Ammetterlo è il primo passo per risolvere la situazione.

Dipendenza da cellulare: conseguenze

dipendenza da cellulareA questo punto ti starai chiedendo se la dipendenza da smartphone faccia male e a chi.

Oltre a quanto già detto, che non è esattamente un toccasana per la vita, la salute e la quotidianità di chi cade in questa dipendenza e per chi lo circonda, possiamo citare uno studio sudcoreano presentato al meeting ufficiale della Radiological Society of North America (RSNA) proprio su questo delicato tema.

Tale studio è arrivato alla conclusione che l’incapacità di stare lontani da dispositivi mobili e da internet, anche soltanto per qualche ora, causa uno stato di malessere, agitazione e ansia che può portare ad uno squilibrio nei rapporti tra neurotrasmettitori, ovvero le molecole che veicolano le informazioni tra le cellule del sistema nervoso. Specialmente per gli adolescenti, ma anche negli adulti.

Non un rischio da sottovalutare, insomma. E tra poco, vedremo nel dettaglio alcuni dati su come si sta espandendo il fenomeno in Italia.

Test e rimedi contro la dipendenza da cellulari

A questo punto, sono due le contromisure da prendere.

  1. Dipendenza da smartphone: test. Rileggi cona attenzione quanto abbiamo detto finora, in particolare i sintomi citati, e verifica il tuo comportamento in merito, con la massima oggettività possibile. Oppure il comportamento della persona che vuoi aiutare. Ma non dare nulla per scontato e non prendere eventuali segnali sottogamba. Frasi come “posso smettere quando voglio” fanno parte del problema;
  2. Dipendenza da smartphone: rimedi. Lo stesso studio sulla dipendenza da smartphone citato nel precedente paragrafo, individua la soluzione per ristabilire l’equilibrio, della persona soggetta, in una terapia cognitivo-comportamentale della durata, mediamente, di almeno nove settimane Dunque certamente oltre i due mesi.

E con questo siamo giunti alla conclusione della guida Unicusano per prevenire, riconoscere e affrontare la dipendenza da smartphone, internet o cellulare vintage che sia. Un fenomeno che, secondo il Telefono Azzurro e Doxakids è in costante e preoccupante crescita. Secondo una loro ricerca del 2016, 17 ragazzi su 100 non riescono a staccarsi da smartphone e social. Uno su quattro, inoltre, è online praticamente 24 ore su 24. Ed è ben il 45% a connettersi più volte al giorno. Il 78% chatta su whatsapp continuamente e il 21% si sveglia di notte per controllare notifiche e messaggi, scorrere le home page dei social network, vedere i profili e gli account degli altri.

Dando un’occhiata oltre confine, invece, notiamo un recente studio del Pew Research Center, think tank USA che si occupa di probi sociali e globali, al quale il 46% dei cittadini statunitensi ha ammesso che non potrebbe vivere senza il proprio dispositivo cellulare. Se non è dipendenza da smartphone questa, cos’altro lo è?

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Frasi sul lavoro di gruppo: le migliori da ricordare

Sei alla ricerca di frasi sul lavoro di gruppo in grado di motivare te e i tuoi colleghi o dipendenti? Allora sei decisamente nel posto giusto.

Questo, infatti, è l’articolo che fa al caso tuo. Perché dopo aver già dedicato delle precedenti guide ad altri tipi di citazioni, come gli aforismi sugli avvocati, adesso è il momento proprio delle frasi sul lavoro di gruppo.

Citeremo, tra gli altri, anche autorevoli uomini e donne famose della storia che si sono espressi, con le loro massime, sia sui nuovi lavori più redditizi che su quelli più tradizionali.

Curioso di saperne di più? Allora andiamo subito a scoprire i migliori aforismi sulla collaborazione e le frasi sugli obiettivi da raggiungere in team.

Frasi sull’unione di gruppo

Nei prossimi paragrafi andremo dunque a svelare una selezione di frasi sul lavoro di gruppo che abbiamo selezionato per te. Per soddisfare gli esigenza, abbiamo raccolto citazioni e aforismi per diverse categorie. Dalle frasi sui colleghi di lavoro, adattabili anche alla complicità tra amici, fino alle massime sul gioco di squadra nello sport, come frasi squadra di calcio, basket o pallavolo. Senza dimenticare le frasi sul successo di gruppo.

Frasi sui colleghi amici

Iniziamo subito con un mix tra aforismi particolarmente adatti per dare la carica ad un team di colleghi, o utilizzabili come frasi sul gruppo di amici per cementare ancora di più i rapporti. Ecco la nostra top ten:

  1. «Nessuno può fischiettare una sinfonia. Ci vuole un’intera orchestra per riprodurlo» – HE Luccock;
  2. «Molte mani rendono il lavoro leggero» – John Heywood;
  3. Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo» – Henry Ford;
  4. «Nessun uomo è un’isola, completo in sé stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto» – John Donne;
  5. «Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante» – Proverbio del Burkina Faso;
  6. «Lavorare insieme significa vincere insieme» – Anonimo;
  7. «Non importa quanto un uomo possa fare, non importa quanto coinvolgente la sua personalità possa essere, egli non farà molta strada negli affari se non sarà in grado di lavorare con gli altri» – John Craig;
  8. «Un gruppo di persone che condivide un obiettivo comune può raggiungere l’impossibile» – Anonimo;
  9. «Un team di successo batte con un solo cuore» – Anonimo;
  10. «Successo non è solo ciò che realizzi nella tua vita, ma anche ciò che ispiri nella vita degli altri» – Anonimo.

Cosa ne dici, interessanti e stimolanti vero? Se lo sono per te, sicuramente lo saranno anche per tutto il team. Ma la nostra rassegna frasi sul lavoro di gruppo non si esaurisce di certo qui. Continua a leggere e vedrai.

Aforismi sull’essere una squadra

Proseguiamo la nostra raccolta di frasi sul lavoro di gruppo spostando il focus sul team vero e proprio.

Si tratta di un concetto molto che si sposa particolarmente con lo sport. Ecco perché. troverai molti riferimenti in questo senso, come frasi sulla squadra di pallavolo, di calcio, basket, baseball, ecc. Ma non solo.

Ecco un’altra appassionante top ten:

  1. «La pallavolo è uno degli sport dove c’è più interazione. È un gioco di intuizione, immaginazione, improvvisazione. Ma soprattutto di reciprocità e lavoro di squadra. Non c’è modo di essere individualisti nella pallavolo» – Marv Dunphy;
  2. «Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati» – Michael Jordan;
  3. «Il lavoro di squadra divide i compiti e moltiplica il successo» – Anonimo
  4. «Indipendentemente dalle differenze, il lavoro di squadra può essere riassunto in cinque brevi parole: Noi crediamo in un altro» – Anonimo;
  5. «Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi; io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente» – Al Pacino (in Ogni maledetta domenica);
  6. «L’interdipendenza è la filosofia di vita della squadra, del team, del l’organizzazione. Essere interdipendenti significa riconoscere che fa piacere essere amati e gratificati, anche se non si cade in depressione se questo manca. Significa essere consapevoli del valore delle proprie idee, ma anche di quelle di altri, che possono da-re origine a creature uniche e meravigliose; vuoi dire sentirsi liberi di condividere se stessi con gli altri senza sentirsi minacciati, aprendo il cuore e le potenzialità alle persone che sono state scelte come compagni di strada» – Roberto Re;
  7. «Trattate bene gli altri, trattateli da uguali, e coinvolgeteli nel lavoro di squadra. Esiste un solo sistema fondamentale per creare un posto di lavoro all’insegna della dignità: umanizzare l’organizzazione» – Dale Carnegie
  8. «La cosa bella del lavoro di squadra è che hai sempre qualcuno dalla tua parte» – Margaret Carty
  9. «Essendo specializzato in matematica, credevo che tutto fosse uguale alla somma delle sue parti, finché non ho cominciato a lavorare con le squadre. Poi, quando divenni allenatore, capii che il tutto non è mai la somma delle sue parti, ma è maggiore o minore a seconda di come riescono a collaborare i suoi membri» – Chuck Noll, ex coach dei Pittsburgh Steelers.
  10. «La forza mentale fa parte del carattere, non si può studiare a tavolino. Si è forti di testa se si riesce a rimanere sereni e divertirsi anche quando le cose non vanno bene, e se si riesce a non perdere mai la fiducia in se stessi e nel lavoro di squadra» – Valentino Rossi.

Citazioni sulla collaborazione

Concludiamo questa raccolta di frasi sul lavoro di gruppo con quattro aforismi che mettendo al centro il concetto di “collaborazione”.

  1. «Quando si collabora, i successi intellettuali di una persona stimolano la passione e l’entusiasmo degli altri collaboratori» – Alexander Von Humboldt;
  2. «L’educazione dovrebbe inculcare l’idea che l’umanità è una sola famiglia con interessi comuni. Che di conseguenza la collaborazione è più importante della competizione» – Bertrand Russell;
  3. «Più lavori, più la gente ti vede lavorare e più ha voglia di collaborare con te, e viceversa» – Stephen Root;
  4. «Nella lunga storia del genere umano, e anche del genere animale, hanno prevalso coloro che hanno imparato a collaborare ed a improvvisare con più efficacia» – Charles Darwin.

E queste erano le ultime frasi sul lavoro di gruppo, ma prima di lasciarti, vogliamo darti un ultimo importante consiglio.

frasi sugli obiettiviSe vuoi imparare le migliori tecniche di gestione di un team di lavoro, c’è un corso Unicusano che fa decisamente al caso tuo. Si tratta del Master I Livello in Gestione ed amministrazione delle risorse umane, afferente alla Facoltà di Scienze della Formazione ed Economia ed erogato in modalità e-learning per un monte ore totale di 1500, con piattaforma accessibile 24 ore su 24 direttamente online quando vuoi, da dove vuoi e senza alcun limite al numero di visualizzazioni consentite.

Un corso dall’alta offerta formativa, in grado di formare professionisti nell’area della gestione e sviluppo delle risorse umane, fornendo le competenze necessarie per l’inserimento nell’area HR di imprese e organizzazioni, della P.A. o di società di ricerca e consulenza. Suddiviso tra lezioni video e studio materiale fad appositamente predisposto, seminari e workshop in presenza e on line, eventuali verifiche per ogni materia ed esame finale. Perché dove non bastano se le frasi sul lavoro di gruppo, servono le competenze.

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Classici da leggere assolutamente: la nostra top ten

Quali sono i grandi classici da leggere assolutamente almeno una volta nella vita?

romanzi drammatici o quelli rosa scritti da donne famose della storia? Le storie fantasy o i libri scientifici? Forse sarebbe meglio trovare il giusto mix.

Ad ogni modo si tratta di una domanda difficile, ma intrigante, che un amante dei libri o chi vuole iniziare a leggere con maggiore frequenza deve porsi. Ma non preoccuparti, per aiutarti a scegliere, abbiamo deciso di trasformare questo articolo in una vera e propria guida sull’argomento.

Curioso di saperne di più? Allora fiondiamoci subito alla scoperta dei più bei libri da leggere.

Libri belli da leggere: i nostri consigli

Nei prossimi paragrafi andremo dunque a conoscere alcuni tra i più grandi classici da leggere assolutamente. Per farlo abbiamo deciso di stilare una sorta di classifica libri più belli di sempre. Una top ten di dieci titoli che possiamo considerare ex aequo come i migliori di tutti i tempi. Cercando di soddisfare tutti i gusti, abbiamo pescato tra i grandi classici della letteratura di diversi generi.

Libri da leggere: romanzi e non solo

Ammettiamo subito che non è stato per niente facile selezionare i libri da leggere consigliati per te.

Perché tra i grandi classici della letteratura mondiale sono davvero tanti i libri da leggere assolutamente nella vita. A farla da padrona sono i romanzi famosi, ma non solo.

Andiamo subito a svelare i dieci titoli che abbiamo scelto, per poi recensirli uno per uno.

  1. Alla ricerca del tempo perduto, di Marcel Proust;
  2. Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen;
  3. I Malavoglia, di Giovanni Verga;
  4. Don Chisciotte della Mancia, di Miguel de Cervantes;
  5. Cime tempestose, di Emily Brontë;
  6. 1984, di George Orwell;
  7. Il piccoloPrincipe, di Antoine de Saint-Exupéry;
  8. Militia, di León Degrelle;
  9. Oliver Twist, di Charles Dickens;
  10. Il giovane Holden, di J. D. Salinger.

Dieci libri bellissimi da leggere, di cui parleremo nel dettaglio nel prossime righe. Ad ognuno di essi, infatti, abbiamo dedicato un paragrafo specifico. Corri a scoprirne di più.

Alla ricerca del tempo perduto

Iniziamo con un romanzo tanto lungo quanto affascinante. Composto da ben sette volumi, tra i quali spiccano i primi due Dalla parte di SwannAll’ombra delle fanciulle in fiore. Per leggerli tutti occorre quindi un po’ di tempo, ma possiamo assicurarti che si tratta certamente di tempo ben speso. La scrittura sublime di Proust non annoia mai, ma aiuta a riflettere e sognare. Straordinariamente unico nel suo genere.

Orgoglio e pregiudizio

libri belli da leggereUno dei più celebri romanzi da leggere della famosa scrittrice inglese Jane Austen. Orgoglio e Pregiudizio è stato pubblicato ufficialmente nel gennaio del 1813 ed fa parte di diritto dei classici da leggere assolutamente. Una storia d’amore tormentata, raccontata dalla penna ironica e tagliente della Austen. La protagonista Elizabeth Bennet si ritrova innamorata del signor Darcy, uomo che aveva inizialmente giudicato arrogante e troppo orgoglioso a casa di male lingue e pregiudizi. In realtà si tratta di un uomo sì determinato, ma anche amabile e per bene. Da sposare. Ma ci sarà davvero il lieto fine? Tocca a te scoprirlo.

I Malavoglia

Ed eccoci al romanzo più conosciuto dello scrittore siciliano Giovanni Verga. Datato 1881 e incluso nel ciclo dei Vinti, narra la storia di una famiglia di pescatori che vive e lavora ad Aci Trezza, località di mare nel catanese. Tra i classici da leggere assolutamente, anche perché si tratta di un testo stabilmente presente in tutti i programmi di letteratura italiana del sistema scolastico italiano. Attraverso questo racconto, Verga ha inteso descrivere e raccontare il progresso e la scalata sociale dal punto di vista degli sconfitti.

Don Chisciotte della Mancia

Romanzo spagnolo di Miguel de Cervantes Saavedra, comprensivo di due volumi pubblicati nei primi anni del ‘600. Più precisamente tra il 1605 (il primo) e il 1615 (il secondo). La compagnia dell’ingegnoso Hidalgo, e del suo scudiero, ti condurrà con una buona dose di ironia in un viaggio straordinario. Perché abbiamo deciso di inserirlo tra i grandi classici da leggere assolutamente? Basti sapere che è il romanzo più venduto della storia, con oltre 500 milioni di copie.

Cime tempestose

Romanzo avvincente, soprattutto dal punto di vista psicologico e sentimentale. Un tardogotico frequentato da fantasmi. Curioso il fatto che si tratti dell’unico romanzo di Emily Brontë. Incentrato sulla storia del protagonista Heathcliff e del suo amore per Catherine. Una passione rischiosa che potrebbe distruggere entrambi. Temi centrali di questa straziante storia d’amore, sono l’effetto distruttivo che il senso di gelosia e lo spirito di vendetta possono avere sugli individui. Come andrà a finire?

1984

La nostra top ten di classici da leggere assolutamente non poteva non annoverare almeno un grande romanzo distopico. E 1984 rappresenta appieno questa categoria. Conosciuto anche come Grande Fratello, ovvero il capo del partito unico e onnipotente dell’Inghilterra socialista descritta nelle pagine di questo straordinario racconto. Un leader che nessuno ha mai visto e che ricalca caratteristiche simili in parte al nazista Hitler e in parte al comunista a Stalin. Uno scenario a dir poco catastrofico, complottistico e apocalittico.

Il piccolo principe

Per la serie classici da leggere assolutamente per sognare, ecco questo fantastico racconto di Antoine de Saint-Exupéry. Un’opera letteraria per ragazzi, ma non solo. Affronta in modo poetico temi come il senso della vita, il significato dell’amore e dell’amicizia. Una pietra miliare tra i capolavori della letteratura da non perdere. Si può leggere a tutte le età perché è in grado di incidere e darti qualcosa in qualsiasi fase della tua vita. In ogni singolo capitolo, infatti, il protagonista incontra nuovi bizzarri personaggi su un nuovo pianeta ogni volta. Ognuno di essi crea in lui stupore e sconcerto sulla stranezza che caratterizza i “grandi”. Ecco perché, come molti e a ragion veduta sostengono, Il piccolo Principe rappresenta una sorta di educazione sentimentale. In un certo senso potremmo anche considerarlo tra i l libri fantasy consigliati.

Militia

Racconto della seconda guerra mondiale, vista e vissuta dalla parte degli sconfitti. Il suo titolo originale è Le anime che bruciano. Si tratta di una sorta di diario intimo scritto direttamente dal fronte da Leon Degrelle, politico belga fondatore e leader del cosiddetto rexismo, un movimento nazionalista di ispirazione cattolico e fascista. Un libretto storico-politico, piccolo ma molto intenso, in quanto raccoglie tutte le emozioni e le sofferenze umane in un contesto così drammatico come quello della guerra che volge alla sconfitta.

Oliver Twist

Un altro tra i libri più belli di sempre. Secondo romanzo pubblicato da Charles Dickens, ma soprattutto una delle sue opere più apprezzate e influenti. È arricchito dalle illustrazioni di George Cruikshank e ambientato nella società inglese ottocentesca. Quali sono le tematiche trattate? Quattro in particolare:

  1. La povertà;
  2. Lo sfruttamento e il lavoro minorile;
  3. La criminalità urbana;
  4. L’ipocrisia della cultura vittoriana.

Insomma i mali della società di quel tempo, raccontati utilizzando un dissacrante umorismo nero.

Il giovane Holden

Concludiamo questa rassegna di classici da leggere assolutamente con la storia del giovane Holden, sedicenne appena espulso da una scuola della Penslyvania a causa del suo scarso rendimento. Egli stesso è il narratore della storia e, prima di dire addio all’Istituto, racconta al lettore la sua storia e ripercorre quanto accaduto quel giorno. Dalla complicità con i compagni, contraddistinta da avventure, liti e gelosie, allo sconforto per la perdita del fratellino Allie e per aver deluso i genitori. Abbandona il collegio di notte e sotto la neve. Nella strada verso casa, si ferma un paio di giorni a New York, dove si ritrova in una camera in un albergo non proprio raccomandabile. Che fine farà il giovane Holden? Scoprilo leggendo il libro.

E con il decimo titolo, giunge a termine questa guida Unicusano. Ci fermiamo qui, ma solo per questioni di spazio. Perché avremmo potuto ancora citare altri 100 libri da leggere, tra un romanzo di Nabokov e i capolavori della letteratura italiana o americana.

A questo punto a te non rimane che scegliere quale libro leggere per primo, mentre a noi di augurarti buona lettura.

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Counseling psicologico: quello che c’è da sapere

Vorresti provare una seduta di counseling psicologico, oppure avere maggiori informazioni su quali studi fare per diventare un professionista di questo settore?

In entrambi i casi stai leggendo l’articolo giusto. In questa vera e propria guida, infatti, ti sveleremo tutto ciò che c’è da sapere in merito a questa attività, che è utile sotto molti aspetti. Essa, infatti, può essere volta ad esempio per accompagnare lo sviluppo della leadership di un soggetto, ma anche per stimolarne capacità di scelta e comportamenti attivi come il superamento della paura del giudizio degli altri. Ciò avviene attraverso un sostegno psicologico, ma non solo.

Probabilmente adesso ti starai chiedendo: in cosa si differenzia il counseling dalla semplice psicologia o psicoterapia? Questo lo scopriremo nei prossimi paragrafi. Se l’argomento ti interessa, ti suggeriamo di non perderli e leggerli con attenzione.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo e iniziamo subito a sviscerare ogni aspetto relativo a questo tema.

Counseling: cos’è e come si studia

Da qui in avanti entreremo in ogni singolo dettaglio riguardante il counseling psicologico. Dalla sua definizione e significato alla differenza con il coaching, la psicologia o la psicoterapia. Fino a svelare come si fa a diventare un counselor professionista. Insomma: non ci faremo mancare proprio nulla e analizzeremo l’argomento a 360 gradi. Sei pronto e concentrato? Molto bene, allora ti auguriamo una buona lettura.

Counseling traduzione e significato

Iniziamo dalle basi. Counseling psicologico: cos’è?

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare o dare per scontato, fornire una traduzione che metta d’accordo tutti, al riparo da ogni obiezione, non è così semplice come sembra.

Infatti, come spiega Maria Grazia Terzi nell’Enciclopedia di Repubblica, la traduzione della parola “counseling” nell’italiano “consulenza” è controversa. Questo perché un altro termine, ovvero consulting, ha in inglese il medesimo significato. E poi c’è la similarità linguistica con un altro termine come “consiglio”, che può decisamente infatti trarre in inganno.

A mettere un po’ di ordine sul significato di counseling e su questa diatriba sinonimi ci ha dunque pensato il medico italiano Pier Luigi Pagani, nonché italiano ideatore, insieme a Francesco Parenti, dell’organizzazione e diffusione in Italia della Psicologia Individuale Comparata di Alfred Adler.

Per la serie counseling psicologico libri da non perdere, ecco il pensiero di Pagani  tratto da I principi dell’incoraggiamento – Itinerari adleriani. La psicologia del profondo incontra la vita sociale, a cura di Biagio Sanfilippo:

«Uno degli elementi distintivi del counseling rispetto alla situazione del consiglio è che, nel primo caso, la relazione si svolge con un esperto ed è finalizzata alla ricerca di una strategia per rendere possibili scelte o modifiche, nel secondo caso, invece, la relazione è paritaria e consiste nel suggerire».

Bisogna aggiungere che possono esistere diversi tipi di counseling. Pertanto, per essere più specifici, ecco la definizione di counseling psicologico proposta dal Dizionario di Medicina della Treccani:

«Il counseling psicologico riguarda un intervento in cui il terapeuta parla con il paziente, che presenta disturbi psichici di natura non grave, dei suoi problemi e delle sue difficoltà adattative personali o interpersonali e consiglia comportamenti alternativi; consente di superare ostacoli psicologici derivanti da paura, solitudine, processi di spostamento o di transfert».

Cominci ad avere un quadro più chiaro? Bene, andiamo avanti.

Counselor e psicoterapeuta: cosa fa

counselorL’attività di counseling psicologico o medico viene svolta da personale specializzato, finalizzata a orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità di soggetti che affrontano o si trovano in una fase temporanea di difficoltà.

In base al contesto specifico, dunque, il counselor sanitario, psicologico o realzionale, altro non è che il professionista che effettua interventi di counseling, in base al contesto specifico.

Il lavoro di un counselor può prevedere sedute individuali, specialmente al fine di promuove atteggiamenti utili a risolvere la problematica del soggetto di turno, oppure di gruppo per migliorare le relazioni interpersonali. Inoltre, tale attività può essere svolta in ambito privato, comunitario, lavorativo e socio-assistenziale.

Che differenza c’è tra questa figura professionale e lo psicoterapeuta o psicologo? Semplice: lo psicoterapeuta si occupa di “curare” un paziente per aiutarlo a superare un problema psicologico, mentre il counselor mette a disposizione del proprio cliente un sussidio rispetto alle capacità che egli già possiede, al fine di conseguire gli obiettivi desiderati. Chiaro no?

Il counseling nelle strutture pubbliche e sanitarie

Quello che forse non tutti sanno, è che diverse categorie possono usufruire di servizi di counseling presso strutture sanitarie e comunali (o comunque pubbliche). Ecco alcuni esempi:

  1. Coppie in difficoltà e i loro figli si possono rivolgere al consultorio familiare di zona, a sportelli giovani o centri per l’adolescenza;
  2. Coppie in fase di adozione di un minore (secondo quanto previsto dalla legge);
  3. Immigrati presso gi uffici pubblici e privati predisposti, per migliorare i rapporti di integrazione e convivenza;
  4. Tossicodipendenti, alcolisti, ludopatici e loro familiari presso gruppi di mutuo aiuto.

Inoltre, va sottolineato come nei reparti di lungodegenza e nelle strutture di ricovero e di assistenza per malati terminali, si stanno sviluppando servizi di counseling per i familiari e il reinserimento domestico dopo il ricovero.

Come diventare counselor olistico: studi da fare

Ed eccoci giunti all’ultimo argomento della nostra guida sul counseling psicologico: i corsi.

Se vuoi formarti in maniera più approfondita o diventare un professionista del settore, la cosa migliore da fare è iscriverti adun Master in psicologia. Su tutti quello di I Livello proprio in Counseling Psicologico e Counseling relazionale. Una vera e propria scuola di counseling psicologico.

Altri master con da tenere d’occhio su tematiche affini, sono certamente anche:

  1. Medicina, psicologia e biofisica nelle scienze umane (I livello);
  2. Psicologia dello Sport (I livello);
  3. Salute Organizzativa (II livello);
  4. Psicologia Pediatrica (II livello).

Si tratta di corsi attinenti il counseling psicologico on line. Ovvero erogati attraverso il sistema e-learning, che ti offre l’opportunità di ricevere tutto il materiale didattico di cui hai bisogno per studiare, su una piattaforma web personale. Inoltre, potrai seguire e rivedere le lezioni direttamente online, quando vuoi e da dove vuoi. Che tu voglia studiare counseling psicologico a Roma, Torino, Catania o Viterbo poco cambia. Avrai sempre la possibilità di accedere alla tau area riservata senza alcun limite al numero di visualizzazioni.

Un metodo comodo, efficace, ma che garantisce anche un’offerta formativa di qualità, assicurata dall’alto profilo dei docenti e degli esperti che tengono i corsi.

Se invece quello che cerchi è un corso di laurea, potresti prendere in considerazione:

  1. Laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche;
  2. Magistrale in Psicologia clinica e della riabilitazione;
  3. Psicologia del lavoro e delle organizzazioni.
E con questo si conclude il nostro articolo sul counseling psicologico. Non ci rimane che ringraziarti per l’attenzione e sperare di esserti stati di aiuto. Ricordati di questa guida, suggeriscila ai tuoi contatti interessati, e torna pure a consultarla nuovamente ogni qual volta che ne avrai bisogno. Appuntati il link così saprai sempre dove trovarla. È qui proprio per questo.

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Presentare un progetto in azienda: ecco come fare

Devi presentare un progetto in azienda e non sai come fare?

Non andare nel panico, fai un bel respiro e leggi questo articolo. In questa guida, infatti, ti daremo tanti consigli utili su come fare ad affrontare questa situazione. Senza avere paura del giudizio degli altri o di eventuali verifiche di assessment center. Quest’ultima costituisce ormai una una metodologia di valutazione dei dipendenti interni alle aziende che sta prendendo sempre più piede.

Ma torniamo all’argomento principalmente al centro della discussione: il progetto aziendale e come presentarlo. Se vuoi saperne di più, non perdere i prossimi paragrafi, perché entreremo subito nel merito. Buona lettura.

Presentazione progetto: strumenti e metodologie

A breve andremo dunque a scoprire insieme come scrivere un progetto di lavoro e in che modo e forma presentarlo in azienda. Tenendo ben presente che possono esistere delle differenze di impostazione, stile e linguaggio a seconda se ti stai chiedendo come presentare un progetto start up, piuttosto che come presentare un progetto al Comune, a scuola e via dicendo. Dall’ambiente lavorativo dipendono dettagli e particolari. E poi l’obiettivo della tua presentazione: vendere un’idea o ius prodotto, oppure trovare investitori per un progetto. Ma questo non deve allarmarti. Procediamo per gradi.

Software per presentazioni

presentazione progettoSia che tu abbia o che non abbia minimamente idea di come presentare un progetto, la cosa migliore da fare per creare una presentazione degna di questo nome, è quella di affidarsi a dei programmi studiati proprio per tale scopo. Lì troverai tutte le indicazioni, i formati più idonei e le azioni guida da compiere per realizzare la presentazione di un progetto coi fiocchi. Con tutti i crismi del caso.

Proprio per questo, abbiamo pensato di suggerirti le migliori alternative in questo settore. Di seguito alcune recensioni dei migliori software che possono fare al caso tuo.

  1. Powerpoint. Quando si parla di programmi per fare presentazioni, il pensiero vola subito a Powerpoint. Il prodotto di casa Microsoft ha semplificato e rivoluzionato la vita di studenti, docenti, lavoratori e business man di ogni tipo. Grazie alle sue slide dinamiche che possono contenere di tutto: dai testi personalizzati alle foto, dai link a siti esterni fino ai suoni. Completo ed efficiente. Garantito;
  2. ApowerMirror. Se vuoi utilizzare file multimediali del cellulare sul computer, questo è il programma adatto a te;
  3. Movie Maker. Perfetto per creare, sempre in maniera gratuita, presentazioni video con Windows. Facile, intuitivo e pratico da utilizzare, nonostante i tanti effetti speciali che mette a disposizione, garantendo risultati professionali;
  4. KeyNote. Da Microsoft a Mac, con il miglior software per presentazioni del sistema operativo di by Apple. Anche l’app Foto griffata con la mela permettere di realizzare bellissime presentazioni con immagini, testo, video e musica;
  5. Impress. Suite open source gratuita che rappresenta l’alterego di Power Point e Key Note prodotto da Libre Office. Della stessa casa di produzione, anche Open Office, oltre ai più noti fogli di calcolo, consente di creare una presentazione interattiva.

Una volta scritto, affidati ad uno di questi programmi e presentare un progetto sarà un gioco da ragazzi.

Risorse online e app per fare presentazioni

Se non vuoi scaricare nessun programma per realizzare l’elaborato utile a presentare un progetto in azienda, puoi tranquillamente ripiegare sui tanti affidabili siti per presentazioni che ti consentono di lavorare direttamente sul web. Ecco i nostri consigli:

  1. Canva. Risorsa perfetta per creare presentazioni e slide professionali in modo veramente semplice e assistito. Canva infatti ti mette a disposizione una vasta gamma di layout, immagini, loghi ed elementi grafici di ogni tipo. Molti gratuiti, altri a pagamento;
  2. Prezi. Uno dei programmi per fare presentazioni online più utilizzati e ben recensiti dagli utenti. Ti permette di sfruttare effetti animati davvero interessanti. Anche qui, alcuni a pagamento, altri gratuiti;
  3. Google Slides. Poteva Google non dire la sua in questo settore? Lo fa con autorevolezza grazie a questo fantastico strumento interno a Gmail. L’aspetto migliore è che ti mette nelle condizioni di portarti il lavoro sempre dietro e di poterlo modificare da qualsiasi tipo di dispositivo in ogni momento;
  4. Slides. Un nome, una garanzia. Cerchi uno stile sobrio, minimalista o elegante, magari per immaginare come presentare un progetto di design? Da provare;
  5. Swipe. La sua migliore prerogativa è l’essere social. Favorisce infatti la creazione e la condivisione di presentazioni in modo rapido con colleghi, amici o collaboratori. Permette inoltre di inserire video da Vimeo e YouTube;
  6. Projeqt. Altra app dinamica, essenziale e orientata alla condivisione social.
  7. PowToon. Se ti stai chiedendo come presentare un progetto video simpatico e divertente è l’ideale.

E con questo focus sui migliori tool online per realizzare e presentare un progetto di lavoro, adesso sai quali sono tutti gli strumenti che possono aiutarti.

Presentazione progetto aziendale: come strutturarla

Presentare un progetto in azienda: fase due. Una volta individuati tutti gli strumenti che potresti utilizzare per realizzarlo, infatti, andiamo adesso a vedere come scrivere un progetto sotto forma di presentazione.

In queste ultime righe ti proporremo alcuni elementi e considerazioni da curare con particolare attenzione. Ecco come presentare un progetto: esempio pratico e consigli utili.

  1. L’interlocutore al primo posto. Sviluppa e personalizza le slide in base a chi ti troverai davanti e in base al tuo obiettivo;
  2. Programma il tempo. Calcola in anticipo quanto tempo hai a disposizione o ti servirà per illustrare il progetto. Devi essere incisivo, non rischiare di mettere troppa carne al fuoco ed essere prolisso;
  3. Crea slide auto-consistenti. Evita di inserire più concetti, soprattuto se diversi e slegati fra loro, nella stessa slide. ognuna di esse deve essere inoltre snella (ma non povera di contenuto o insignificante), chiara e autosufficiente nel significato;
  4. Attenzione alle prime slide. Cura bene l’inizio della presentazione perché lì ti giochi molto, se non tutto, relativamente al grado di attenzione che riceverai per il proseguo di tutto il resto della presentazione;
  5. Scegli un layout appropriato. Evidenzia chi sei o rappresenti, attraverso logo, elementi grafici e colori riconducibili al brand aziendale. Sii originale, ma anche schematico. Non riversare l’intero progetto sulle slide, ma sintetizzalo, magari attraverso elenchi puntati e numerati;
  6. Organizza tutto per tempo. Se utilizzi un proiettore, ad esempio accertati che funzioni, che sia completo degli accessori necessari, legga i file che intendi utilizzare. Se ha in dotazione un telo sul quale proiettare o è presente in loco un muro bianco in alternativa. Setta tutto prima, onde evitare brutte figure.

Adesso come presentare un progetto aziendale non ha più segreti per te.

Presentazione progetto in azienda: adesso tocca a te

E con questo siamo giunti alla conclusione della guida Unicusano su come presentare un progetto in azienda. Ti abbiamo consigliato i migliori software da scaricare e tools online per realizzare nel miglior modo possibile la tua presentazione. Ma ti abbiamo anche suggerito quali aspetti privilegiare nella sua stesura, come arrivare organizzativamente preparato e quali obiettivi avere fissi in mente da perseguire.

Insomma: non manca niente, ora sai tutto quello che dei fare e come poterlo realizzare. Buon lavoro e in bocca al lupo per il tuo progetto.

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Doping nello sport: definizione e caratteristiche

Sai cosa si intende per doping nello sport? Conosci quali sono le sostanze proibite e dannose per la salute degli atleti?

In questo articolo cercheremo di fare chiarezza su questi argomenti e di capirne di più. Abbiamo preparato per te una vera e propria guida sul tema doping, in cui cercheremo di dare una definizione completa ed esaustiva del fenomeno, comprendere l’impatto che esso ha avuto nella storia della sociologia e i problemi che possono causare alcune sostanze spesso assimilabili a delle vere e proprie droghe nello sport, ma anche altre per così dire più leggere.

Vuoi saperne di più? Magari per realizzare una tesi sul doping nello sport? Allora finiamo il riscaldamento pre-partita e non perdiamo tempo: scendiamo in campo ed entriamo subito nel merito. Buona lettura

LEGGI ANCHE – Sport all’aria aperta: ecco quelli perfetti per gli studenti

Il doping e i suoi effetti: cosa devi sapere

Nei prossimi paragrafi andremo dunque ad approfondire in maniera dettagliata ed approfondita del problema del doping nello sport, accendendo i riflettori su quali sono le sostanze stimolanti illegali, ma anche su quelli che sono gli effetti collaterali del doping e le leggi di contrasto al fenomeno.

Cos’è il doping

Per parlare di doping nello sport bisogna prima di tutto intendersi sui termini.

Per fare chiarezza su questo, prendiamo in esame la definizione di doping fornita dall’autorevole Enciclopedia Treccani:

Pratica illegale che consiste nell’assunzione da parte di atleti o nella somministrazione agli stessi di sostanze eccitanti, droghe, farmaci dopanti (ammine simpaticomimetiche, analettici, anabolizzanti, ormone della crescita o anabolizzante GH ecc.), o nel ricorso a pratiche terapeutiche (per esempio autoemotrasfusioni) rivolte a migliorare artificiosamente le prestazioni agonistiche.

Vediamo qualche altro esempio. Il doping nello sport Wikipedia lo definisce così:

Uso di una sostanza o di una pratica medica a scopo non terapeutico, ma finalizzato al miglioramento dell’efficienza psico-fisica durante una prestazione sportiva (gara e/o allenamento), sia agonistica sia non agonistica, da parte di un atleta. II ricorso al doping avviene spesso in vista o in occasione di una competizione agonistica ed è un’infrazione sia dell’etica dello sport, sia dei regolamenti dei Comitati olimpici sia della legislazione penale italiana, inoltre espone ad effetti nocivi alla salute, anche mortali.

Una piccola specifica va fatta per il cosiddetto doping genetico. Ovvero l’assunzione, sempre a scopi non terapeutici, di:

  1. Cellule
  2. Geni
  3. Componenti genetici
  4. Componenti in grado di modulare l’espressione genica

Un esempio concreto? L’impiego di terapie geniche in via di sviluppo per il trattamento di patologie degenerative che agiscono a livello neuromuscolare o che interessano l’apparato locomotore più in generale.

Sostanze dopanti elenco

Per fare chiarezza su quelle che sono le sostanze proibite che possono rappresentare doping nello sport, l’Agenzia Mondiale Antidopnig (World Anti-Doping Agency – WADA) ha redatto il “Codice Mondiale Antidoping Standard Internazionale”.

  1. Agenti Anabolizzanti (attenzione all’uso di anabolizzanti per dimagrire);
  2. Ormoni peptidici, fattori di crescita, sostanze correlate e mimetici;
  3. Beta-2 Agonisti;
  4. Modulatori ormonali e metabolici;
  5. Diuretici palestra e agenti mascheranti;
  6. Stimolanti doping;
  7. Narcotici;
  8. Cannabinoidi e droghe sportive;
  9. Glucocorticosteroidi (attenzione agli steroidi per dimagrire, per i capelli o uso personale).

Alcuni di questi sono sempre proibiti, sia in competizione che fuori di essa, mentre altri esclusivamente in competizione.

Tra i metodi proibiti, invece, troviamo specifiche su:

  1. Manipolazioni del sangue e dei componenti del sangue;
  2. Manipolazione fisica e chimica;
  3. Doping genetico.

sostanze dopantiQuesto codice contiene non solo una lista sostanze dopanti, ma anche metodi proibiti. Nel primo gruppo sono compresi prodotti dopanti facenti parte di queste categorie:

Ci sono poi sostanze proibite in particolari sport, ad esempio l’alcool (etanolo) per quanto concerne Sport aerei, Tiro con l’arco, Automobilismo o Motonautica. Oppure i Beta-Bloccanti nel Tiro con l’arco, Automobilismo, Biliardo, Freccette, Golf, Tiro, Sci e Snowboard, salto con gli sci, esibizioni aeree, sci acrobatico e snowboard, sport subacquei.

Non rispettare l’elenco sostanze dopanti e contravvenire a queste indicazioni può dunque dar vita a casi di doping nello sport.

Effetti doping

Oltre ad una questione etica e di lealtà sportiva, l’uso di sostanze proibite è sconsigliabile anche a causa degli effetti collaterali del doping. Questi, in taluni casi, possono essere particolarmente gravi a seconda della quantità, della durata e dell’uso che ne se fa. Ad esempio:

  1. Perdita di capelli;
  2. Ispessimento della voce;
  3. Ginecomastia e formazione di vere e proprie mammelle;
  4. Irritabilità e aggressività;
  5. Alto rischio di affezioni cardiovascolari;
  6. Maggiori possibilità di tumori;
  7. Riduzione del volume dei testicoli;
  8. Diminuzione degli ormoni androgeni;
  9. Probabile sterilità;
  10. Rischio della formazione di un carcinoma.

per quanto riguarda le donne, inoltre, potremmo aggiungere:

  1. ipertrofia clitoridea;
  2. Interruzione ciclo mestruale;
  3. Abbassamento tono di voce;
  4. Aumento della peluria e della massa muscolare;
  5. Aumento dimensione della clitoride.

Questi sono potenziali effetti anabolizzanti negativi, ma per ogni tipo di sostanza esistono varianti e altri danni gravi per la salute.

Legge antidoping in Italia

Le Norme Sportive Antidoping (NSA) costituiscono di fatto la legge sul doping nell’ambito dell’ordinamento sportivo italiano che disciplinano la materia dell’antidoping e le condizioni cui attenersi nell’esecuzione dell’attività sportiva.

Rappresentando dunque a tutti gli effetti il documento tecnico-attuativo del Codice Mondiale Antidoping della WADA e dei relativi standard internazionali di cui abbiamo parlato nei precedenti paragrafi di questo articolo. Tale documento specifica tutto ciò che c’è da sapere riguardo sanzioni, pianificazione ed esecuzione dei controlli antidoping e analisi di laboratorio, fase di indagine, procedimenti di primo grado ed eventuali impugnazioni.

Le Federazioni Sportive Nazionali, le DSA, gli Enti di Promozione Sportiva, le Leghe, le Società e tutti gli altri organismi sportivi sotto la giurisdizione della NADO (organizzazione nazionale antidoping) sono tenuti a rispettare le disposizioni delle NSA e a collaborare con la loro attuazione e con il programma antidoping.

Inoltre, tutti gli atleti ed il personale di supporto hanno l’obbligo di conoscere e rispettare tali normative quale condizione indispensabile per la partecipazione alle attività sportive.

Studi sullo sport e la medicina

Esistono diverse aree di studio che potrebbero aiutarti nella trattazione di un argomento complesso come quello del doping nello sport. Un tema che si intreccia con discipline mediche, psicologiche, giuridiche e, naturalmente, sportive.

Ecco alcuni master che potrebbero fare al caso tuo, qualora volessi approfondirle:

  1. Management Sportivo. Ti offre la possibilità di interagire direttamente con professionisti di rilievo dello sport italiano;
  2. Psicologia dello Sport. – Per prevenire il doping bisogna studiare e conoscere le emozioni e le problematiche psico-fisiche vissute dagli atleti e sperimentare attiva di tecniche psicomotorie applicate allo sport. Questo master va proprio verso questa direzione;
  3. Procuratore Sportivo. Ti aiuta a diventare una figura professionale altamente specializzata nell’ambito giuridico-sportivo. Perché chi assiste un atleta deve essere il primo a saperlo consigliare e scongiurare il ricorso all’utilizzo di pratiche proibite;
  4. Psicologia della Salute organizzativa. Teorie, strumenti e metodologie per la valutazione del rischio dello stress sul lavoro. Quest’ultimo è spesso uno dei fattori che fa cadere in tentazione gli sportivi;
  5. Psicodiagnostica clinica e forense. Finalizzato a formare professionisti specializzati nell’ambito della psicodiagnostica attraverso una formazione a 360° che permetta allo specialista una corretta analisi e conoscenza della persona al fine di individuare il percorso terapeutico più efficace da intraprendere. Che nello sport non può assolutamente essere il doping;
  6. Medicina, psicologia e biofisica nelle scienze umane. Master più “tecnico” sull’ambito sanitario, farmaceutico, psicologo, biologo e dunque medico.

E con questo si conclude la nostra guida sul doping nello sport. Speriamo che adesso tu possa saperne veramente di più sui rischi delle sostanze proibite e come contrastarle.

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Paura del giudizio degli altri: consigli per superarla

Hai paura del giudizio degli altri?

Non preoccuparti: non sei né la prima né l’unica persona nella storia della sociologia che si inibisce a causa di questa preoccupazione. Inoltre, in questo articolo, cercheremo di guidarti verso il superamento di questa tua preoccupazione, incoraggiando e stimolando il tuo sviluppo della leadership personale. Perché il primo passo da fare è certamente accrescere la stima di se stessi, ma non solo.

Il punto non è fregarsene degli altri, ma non farsi una “malattia” del giudizio della gente, specialmente quando si sa di essere nel giusto e di avere la coscienza apposto.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo e andiamo subito al sodo, cercando di capire come essere divertenti e piacere agli altri, essere più consapevole del fatto proprio e superare la paura del giudizio.

Paura degli altri: come superarla

Il giudizio degli altri è certamente importante. Non per questo deve condizionarci in maniera ossessiva, perché il giudizio più importante è quello che dobbiamo mettere in pratica nel corso della vita e quello che corrisponde a ciò che noi stessi pensiamo della nostra condotta. Ma come non dare peso al giudizio degli altri? Nei prossimi paragrafi cercheremo di dare una risposta a questa domanda, attraverso studi di psicologia, libri da leggere, citazioni sulla pauraaforismi sul giudicare.

Paura del giudizio degli altri aforismi

Per alleggerire il tema, iniziamo ad affrontare la paura del giudizio degli altri attraverso alcune critiche frasi sul giudicare coniate da illustri personaggi, con l’augurio che possano darti la giusta carica giusta per affrontare i tuoi timori.

Iniziamo con uno dei più bei aforismi su chi giudica, pronunciato dal Re Federico il Grande:

«Sono poche le persone che pensano, però tutte vogliono giudicare».

Anche un genio come Albert Einstein si è espresso sull’argomento:

«Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido».

Stessa lunghezza d’onda per Jean de La Bruyère:

«Non si devono giudicare gli uomini come si giudica un quadro o una statua, a un primo e unico sguardo. C’è un’interiorità e un animo che occorre approfondire».

Da citare anche questa splendide parole sulla vita di Paulo Coelho:

«Non possiamo mai giudicare le vite degli altri, perché ogni persona conosce solo il suo dolore e le sue rinunce. Una cosa è sentire di essere sul giusto cammino, ma un’altra è pensare che il tuo sia l’unico cammino».

Pungente Marcello Marchesi:

«È sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili».

Charlie Chaplin suggerisce così di fregarsene del giudizio degli altri:

«Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore».

Una delle più veritiere frasi sulla gente è di Charles Spurgeon:

«La gente che non fa niente, è sempre la prima che fa delle critiche a tutto».

Ha ragione anche Antoine de Saint-Exupery:

«È molto più difficile giudicare se stessi che giudicare gli altri».

Il Giudizio degli altri Schopenhauer

paura degli altriDella paura del giudizio degli altri, si è occupato in modo particolare Arthur Schopenhauer, filosofo tedesco nonché uno dei maggiori pensatori del XIX secolo.

Il suo pensiero in merito è raccolto proprio nell’opera dal titolo “Il giudizio degli altri”, nota anche come “L’arte di ignorare il giudizio degli altri”.

La psicologia come antidoto alle ansie sociali

La paura del giudizio degli altri può addirittura trasformarsi in una fobia sociale (o ansia sociale che dir si voglia).

Come spiega l’enciclopedia Treccani, infatti:

«Con questa locuzione si intende riferirsi a tutte quelle forme di paura intensa che sono legate alla presenza di altre persone e alle situazioni in cui l’individuo può essere osservato nei suoi comportamenti, come il parlare in pubblico, mangiare in pubblico, esprimere le proprie opinioni, formulare delle richieste ecc».

Una definizione che calza a pennello con la paura del giudizio degli altri, non credi?

Ad ogni modo, se nutri un particolare interesse per queste tematiche, ti consigliamo di seguire un corso di Psicologia.

Studi per affrontare le fobie sociali

Ecco quattro dei corsi più attinenti al tema sul giudizio degli altri:

  1. Psicologia clinica e scienza della complessità. Master di primo livello che offre conoscenze e strumenti pratici e innovativi per padroneggiare le diverse forme di terapia e counselling;
  2. Psicologia dello Sport. Altro master di I livello, dedicato ad un settore i cui protagonisti sono spesso sottoposti al giudizio degli altri. Non tutti gli atleti, purtroppo, riescono a gestire questa pressione, ma con questo corso puoi capire come fare;
  3. Psicologia Pediatrica. Uno dei timori più grandi è la paura del giudizio dei genitori. Intervenire nel corso del processo evolutivo di un bambino o di un adolescente può essere fondamentale per evitare lo sviluppo di questo tipo di ansie sociali nel suo futuro. Come fare può spiegartelo questo Master di II livello;
  4. Psicologia della Salute organizzativa – Teorie, strumenti e metodologie per la valutazione del rischio Stress Lavoro Correlato. Altro ambiente nel quale si risente spesso dell’opinione altrui è quello lavorativo. Ecco il Master di II livello adatto ad affrontare questa problematica.

Ma questi sono solo alcuni dei diversi corsi che potrebbero fare al caso tuo. Per conoscerli tutti, visualizza la lista completa dei master area psicologia Unicusano.

E con questo si conclude la nostra guida sulla paura del giudizio degli altri. Adesso che ne sai di più, tocca a te: cerca di valorizzare al massimo la tua persona, rispettando l’opinione altrui, ma senza lasciare che questa ti condizioni in negativo.

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Informativa ai sensi dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento:
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