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Come organizzare un meeting: 10 consigli da applicare per avere successo

Hai bisogno di informazioni e consigli utili su come organizzare un meeting?

Allora ecco subito una buona notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, parleremo proprio di cosa fare per mettere in piedi un meeting aziendale, un convegno o un incontro di qualsiasi altra natura: professionale, istituzionale, ecc.

Del resto, ormai, il management meeting rappresenta una delle professioni emergenti e dei lavori più redditizi in voga dei nostri giorni.

Vuoi saperne di più su come organizzare una riunione di lavoro in particolare, magari per presentare un progetto in azienda da te ideato? Allora non perdiamo tempo in chiacchiere ed entriamo subito nel merito della questione.

Idee per riunioni aziendali: come organizzare un meeting perfetto

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a scoprire cos’è e come organizzare un meeting di successo, tenere una riunionee come diventare organizzatore di eventi. Buona lettura.

Cos’è un meeting e a cosa serve

Per comprendere come organizzare un meeting, è naturalmente fondamentale sapere bene cos’è un meeting e quale deve essere la sua funzione e la sua utilità. Per questo motivo, facciamo n piccolo, ma doveroso, passo indietro e partiamo dalle basi. Ovvero dalla definizione vera e propria del termine meeting e della differenza con la semplice riunione aziendale.

Per fare ciò, facciamo inizialmente riferimento ad un estratto della spiegazione del termine fornita dall’autorevole vocabolario Treccani, che spiega così il significato della parola:

«Riunione, convegno promossi per discutere su argomenti d’interesse politico, sociale, culturale e simili: organizzare un meeting sui problemidel traffico, dell’inquinamento; partecipare a un meeting di dietologia.

Con significato più recente, grande riunione a carattere prevalentemente popolare, animata da manifestazioni di genere diverso (comizi, dibattiti, spettacoli musicali e teatrali e simili), generalmente organizzata da un partito politico: il meeting dell’amicizia».

Per essere ancora più precisi e plurali nella scelta delle fonti, citiamo anche la nota enciclopedia online Wikipedia, che sullo stesso termine, specifica che:

«Meeting è un prestito linguistico inglese, di lunga attestazione, usato in lingua italiana per indicare diverse tipologie di incontri o riunioni, soprattutto nel mondo del lavoro».

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora fatte queste doverose premesse, proseguiamo spediti alla scoperta di come organizzare un meeting coi fiocchi.

Organizzare meeting nei diversi contesti

Alla luce di tutto questo, possiamo distinguere almeno quattro diverse tipologie di meeting:

  1. Meeting aziendali;
  2. Comizio o riunione a carattere politico;
  3. Riunione o convegno svolti al fine di discutere argomenti d’interesse, sociale, culturale come ad esempio il meeting di Rimini per l’amicizia fra i popoli;
  4. Evento sportivoo manifestazione, il più delle volte a inviti, in cui più soggetti o società sportive s’incontrano per disputare gare sportive. Termine utilizzato specialmente nell’ambito dell’atletica leggera internazionale. Vedi ad esempio la Diamond League, serie di meeting internazionali di atletica leggera organizzata annualmente dalla IAAF, o il meeting Areva de Paris.

Quello che ci interessa particolarmente in questo articolo è il primo caso, ma gran parte delle idee per meeting aziendaliche ti forniremo all’interno di questa guida, possono tornare utili anche applicandoli in tutti gli altri settori.

Organizzare un evento aziendale: da dove partire

come organizzare una riunione di lavoroEntri nel panico appena pensi a come organizzare un meeting? Se non sai da dove cominciare, non preoccuparti. Un metodo sempre efficace è quello delle cosiddette “cinque W”. La lettera sta per Who, What, Where, When, Why.

Ma se non devi organizzare un meeting in inglese, traduciamo pure in italiano questi termini. Ovvero: chi, cosa, dove, quando e perché.

Come prima cosa, dovrai dunque rispondere a questi semplici interrogativi, per capire come immagini riunioni di lavoro e concentrandosi su:

  1. Chi deve essere invitato? Perché un conto è se a una riunione di lavoro sono presenti 20 manager o molti meno. Altro caso ancora è se si tratta di come organizzare una riunione con i dipendenti senza dirigenti o con entrambe le parti, ad esempio. Perché questo può influenzare a cascata la natura, l’organizzazione, i contenuti e la durata dell’incontro;
  2. Cosa si vuole da ognuno dei partecipanti o cosa si vuole proporre loro. Nel caso in cui si tratti di un incontro finalizzato alla vendita, dovremmo parlare invece di come organizzare un sales meeting;
  3. Dove si terrà la riunione, in azienda oppure in una location esterna da prenotare e che ne abbia le caratteristiche idonee? Ma anche dove si propone di arrivare in termini di obiettivi. Questo può influenzare tutta la parte relativa al come convocare una riunione di lavoro;
  4. Esempio programma meeting. Quando si terrà e secondo quali tempistiche e quale ordine degli interventi;
  5. Perché tenere un meeting. Ancor prima di organizzarlo, devi avere ben chiaro lo scopo e l’utilità della riunione.

Non appena avrai ben chiari questi primi quattro aspetti, vedrai che l’intera organizzazione del meeting sarà più semplice e tutta in discesa.

Come organizzare e come gestire una riunione

A questo punto, sai cosa devi fare a livello preliminare in merito a come organizzare un meeting nella maniera più corretta possibile. Detto delle “5 W”, ecco altri cinque consigli da applicare per dar vita a riunioni efficaci. Concentrandoci soprattutto su cosa fare durante e dopo l’incontro, in modo da gestirlo al meglio e ottimizzare i risultati e o i feedback ottenuti.

  1. Stilare l’ordine del giorno e comunicarlo con largo anticipo ai partecipanti o almeno ad inizio seduta;
  2. Predisporre e verificare funzionamento di tutto ciò che può essere utile: proiettore, impianto audio, documenti e cancelleria, acqua, microfoni, rete wi-fi, eventuali cavalieri per i relatori;
  3. Nominare un moderatore, se non te stesso, per gestire gli interventi, mantenere il focus su ciò per cui si è organizzato il meeting e rispettare le tempistiche stabilite;
  4. Ad incontro terminato manda una mail per ringraziare le persone che hanno partecipato, magari facendo un piccolo riepilogo di quanto emerso;
  5. Se vengono prese decisioni importanti da condividere all’esterno, predisponi e invia un comunicato stampa riepilogativo di quanto avvenuto e stabilito al meeting. Meglio, in questo caso, affidarsi ad un ufficio stampa professionale. Magari, se opportuno, condividi anche le immagini riunione di lavoro attraverso i canali social dell’azienda.

E con questo adesso sai tutto quello che c’è da sapere su come organizzare un meeting nei minimi dettagli.

Come diventare organizzatore di meeting ed eventi

A questo punto la nostra guida su come organizzare un meeting è davvero completa e dettagliata, ma prima di lasciarti, vogliamo darti un ultimo consiglio.

Se vuoi approfondire queste tematiche, o magari specializzarti nell’organizzazione di questo genere di eventi e non solo, devi sapere che esiste un Master Unicusano che fa decisamente al caso tuo. Si tratta, appunto, del master Master I Livello in Progettazione e organizzazione di eventi – event e meeting management.

Il corso ideale se vuoi intraprendere una carriera professionale nell’ambito del marketing relazionale e nello specifico nell’organizzazione di eventi, ma anche come operatore aziendali e meeting planner interessato a riqualificare, perfezionare ed aggiornare le tue competenze professionali nel settore. E perché no, acquisendo o migliorando le tue skills e le tue competenze in questo ambito, potresti anche avviare una tua attività o diventare event manager all’interno di enti istituzionali, grandi aziende o agenzie di organizzazione eventi e comunicazione.

E con questo, almeno per il momento, è davvero tutto. La nostra guida su come organizzare un meeting termina qui. Adesso tocca a te.

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Come lavorare in proprio: i consigli per diventare libero professionista

Il tuo sogno è quello di lavorare in proprio, ma non sai bene come riuscirci? Oppure hai paura che il percorso per presentare un progettomettersi in proprio senza esperienza, in età adulta o con pochi soldi, sia troppo difficoltoso?

Allora fai un bel respiro, metti da parte timori e titubanze, e non preoccuparti. Perché abbiamo una bella notizia per te: sei nel posto giusto.

In questo articolo, infatti, ti daremo tanti consigli proprio su come lavorare in proprio, anche nei settori e nei lavori più redditizi in Italia: da aprire un negozio ad inventarsi un lavoro nuovo o un bel lavoretto da fare a casa complementare. Insomma le idee imprenditoriali non mancano di certo, occorre però capire come poterle realizzare.

Vuoi scoprirlo? Allora non perdiamo tempo e andiamo subito a scoprire insieme come mettersi in proprio realmente e concretamente.

Lavorare in proprio: tutto quello che devi sapere

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a scoprire cosa significa lavorare in maniera autonoma e come riuscirci. Abbi fede, perché le case history di successo non mancano e ce ne sono nei più diversi settori: dall’artigianato al settore agricolo, dal commercio al digital marketing. Nonché di tutte le età, dai 20 ai 30 anni, dal mettersi in proprio a 40 anni e oltre.

Mettersi in proprio senza soldi

Passaggio fondamentale, per chi vuole lavorare in proprio dal punto di vista professionale o commerciale, è quello relativo all’apertura della partita IVA.

La buona notizia è che aprirla, di per sé, non costa nulla ed è abbastanza semplice. Inoltre, sono previsti dei regimi vantaggiosi per diverse categorie di lavoratori, per i giovani e per aprire un’attività nuova. Come il regime dei minimi o regime forfettario.

Devi sapere che è possibile aprire una partita IVA autonomamente, tramite registrazione presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate, anche per via telematica. Contestualmente a questa procedura si viene iscritti alla Gestione separata INPS, fatta eccezione per quei settore gestiti da uno specifico albo professionale che gestisce la previdenza in modo indipendente, coma ad esempio quello dei giornalisti o degli ingegneri.

Ciò nonostante è consigliato affidarsi ad un commercialista che potrà consigliarti il regime migliore per il tuo caso specifico e supportarti passo dopo passo nell’apertura e nella gestione della Partita IVA stessa, fino alla dichiarazione dei redditi.

Quello che pagherai, oltre all’eventuale e consigliata consulenza del commercialista, sarà proporzionato in base a quanto avrai guadagnato una volta avviata l’attività, in base al regime al quale avrai aderito.

Se invece hai mire e una visione più imprenditoriale, ma soprattutto un’idea di business interessante da sviluppare, quello che ti consigliamo è di puntare sula costituzione di una start up.

Cos’è una startup: tutto quello che devi sapere

inventarsi un lavoroLavorare in proprio costituendo una startup, significa avviare un’impresa ancora giovane e con poco capitale. Il termine startup è quasi un sinonimo di lavorare in proprio in inglese, in quanto significa letteralmente avviare. E in questo caso avviare una nuova attività imprenditoriale.

Cosa c’è di eccezionale in tutto ciò? La peculiarità che la contraddistingue è quella di essere orientata allo sviluppo di progetti innovativi. Motivo per il quale tale soluzione gode di importanti agevolazioni burocratiche e alleggerimenti fiscali.

Per saperne di più e specializzarti in questo settore, ti consigliamo di seguire il master Unicusano in Start-up d’impresa. Un corso dall’alta qualità formativa e dalla flessibilità unica. Grazie al profilo di assoluto valore che contraddistingue i docenti e gli esperti del settore che tengono il corso e, a proposito di innovazione, all’erogazione dello stesso attraverso il sistema dell’e-learning.

Inventarsi un lavoro oggi: la potenza del web

L’evoluzione di internet e, in un certo senso, della società globalizzata, hanno offerto nuove interessanti possibilità per lavorare in proprio, tramite attività redditizie come lavori da fare a casa, o comunque al di fuori di una vita da ufficio quotidiana.

  1. Fotografia, grafica e tutorial. Sei un’amante dell’arte e della fotografia? Hai una bella attrezzatura per fare scatti interessanti, oppure delle ottime competenze di grafica? Allora cerca di farti conoscere, magari aprendo un tuo blog o sfruttando i social network come Instagram per far vedere i tuoi lavori. Oppure, se sai cucinare, mostra come realizzare le tue ricette attraverso dei video tutorial o delle guide scritte.
  2. Ripetizioni. Una delle soluzioni più antiche e salde nella storia per crearsi un lavoro. Se sei laureto, un esperto di lingue, matematica o altre materie, dare ripetizioni può renderti molto. Anche perché la richiesta di insegnanti privati è sempre molto alta;
  3. Creazioni e assemblaggio da casa, Anche qui, cerca di procedere per gradi. Bruciare le tappe non serve, ma se sei capace non dovrai aspettare a lungo per emergere. Non pensare ad aprire direttamente un negozio o un e-commerce, ma trova il modo di far conoscere prima quello che fai. Anche qui blog e social network possono darti una grossa mano. Prova a fare anche qualche prova, magari vendendo i tuoi lavori su eBay, in modo da vedere se c’è un buon margine per guadagnarci. Se hai la possibilità investi su una stampante 3D e prova a lanciare dei prodotti sul mercato. Creane pochi campioni e testali;
  4. Scrittura. Ti piace scrivere? Allora prova a buttare giù un romanzo e invialo ad una casa editrice. Oppure, se ti piace di più stare sul pezzo e il mondo dell’informazione, cerca una redazione che cerca collaboratori a distanza.

Idee americane da portare in Italia, ma non solo.

Riscoperta e ammodernamento del settore agricolo

Fin qui abbiamo visto come lavorare in proprio attraverso professioni moderne, ma anche idee per mettersi in proprio a 50 anni o comunque a qualsiasi età.

Parliamo adesso del settore agricolo. La riscoperta della terra sta sempre più tornando di moda, così come la vita di campagna, a tutte le età. Ma quali sono i nuovi modelli di business legati a questo genere di attività, rispetto al passato? Andiamo ad analizzare antiche e moderne possibilità.

  1. Agriturismo. Se possiedi già un terreno agricolo e non devi quindi spendere soldi per acquistarlo, convertirlo in una struttura ricettiva in grado di produrre e vendere prodotti tipici, può essere un’idea di successo. E poi magari potrebbe anche diventare una Fattoria didattica per bambini;
  2. Cucina Bio e km Zero. Ti piace cucinare utilizzando i prodotti della terra, oppure sei un cuoco professionista o amatoriale? Anche in questi casi puoi sfruttare il web per farti conoscere. Dai video su youtube delle tue preparazioni di piatti a base di ortaggi, frutta e verdura, che potrebbero diventare dei veri e propri tutorial fatti in casa, ai blog di cucina. Insomma il mercato è molto ampio e le occasioni per farti notare non mancano. Basta avere un po’ di inventiva e osare il giusto.
  3. Allevamento. In particolare di pollame e galline. Animali poco ingombranti fisicamente e che possono rendere molto. Non a caso è stata coniata la vecchia definizione “galline dalle uova d’oro”. Anche l’allevamento di api per fare il miele può essere un lavoro remunerativo;
  4. Vigneto e Oliveto. Vino e olio extravergine made in Italy sono delle eccellenze mondiale. Se hai una terra nella quale produrli, potrebbero essere la tua ricchezza.

E con questo, almeno per il momento, è tutto. La nostra guida su come lavorare in proprio è completa.

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Come funzionano gli esami universitari: quello che devi sapere

Sei una matricola e stai cercando di capire gli esami universitari come funzionano?

La data della sessione si avvicina e devi capire come studiare velocemente e nella maniera più profittevole possibile?

Non temere, perché in questo articolo ti suggeriremo strategie e metodi organizzativi su come combattere come affrontare il cambiamento dal passaggio dalla scuola all’università, a gestire le emozioni e l’ansia che possono scaturire da questa situazione e prepararti al meglio, in modo da fare una bella figura durante l’esame.

Bisogna sempre tenere a mente che il modo migliore per prepararsi ad un esame, prevede una buona dose di studio, ma anche prendersi cura di se stessi, a partire dal proprio corpo e dal cercare di trasformare lo stress mentale in energia positiva. Se non si esagera, infatti, stare un po’ sulle spine può far bene.

La tua strategia deve quindi prevedere buone pratiche orientate a come trovare la concentrazione per studiare quindi a come studiare bene, ma anche finalizzate a come gestire l’ansia.

Andiamo adesso a vedere le migliori strategie per prepararsi ad affrontare e superare gli esami universitari come funzionano, qualsiasi essi siano. Dagli esami ingegneria o matematica a quelli relative le materie umanistiche. Anche se non tutti i tipi di Università sono uguali.

Come funzionano gli appelli universitari e come superarli

Ti starai chiedendo: ma come funzionano gli esami universitari concretamente? E soprattutto, come si superano? La prima risposta a questa domanda potrebbe sembrare scontata, ma in fondo non lo è.

Il metodo di studio adatto a te

Per superare un esame universitario bisogna innanzitutto studiare. Sì, ma farlo in maniera intelligente.

Se hai già sostenuto alcune prove d’esame e non sono andate come speravi, se ti senti rassegnato e continui a ripeterti “non riesco a passare gli esami universitari” o a chiederti come superare un esame universitario senza studiare, forse devi semplicemente rivedere il tuo metodo di studio.

Per imparare come sconfiggere l’ansia ed evitare di arrivare a ridosso dell’esame con l’acqua alla gola, è necessario che tu definisca subito un metodo di studio personalizzato, adatto ai tuoi tempi e alle tue esigenze. Il problema, infatti, spesso risiede non tanto nella quantità del tempo impiegato a studiare, ma nel modo in cui lo si fa. Come studiare in poco tempo, ma farlo nel modo corretto.

Passiamo adesso, però ad aprire un capito molto importante riguardo gli esami universitari: come funzionano gli appelli.

Come funzionano le sessioni d’esame

La matricola potrà sostenere il primo esame dopo 90 giorni a decorrere dalla data di immatricolazione. Gli esami si possono sostenere presso la sede centrale dell’Università a Roma oppure presso i Learning Center sede d’esame.

La prenotazione dell’esame è condizione indispensabile per poter sostenere l’esame. Queste si effettua tramite il sito ufficiale e deve essere effettuata entro i termini stabiliti e non oltre.

Le date appelli Unicusano sono disponibili nell’apposita sezione sul sito Unicusano.it, all’interno del voce studenti del menu.

Esame scritto e orale università

Ma gli esami universitari come funzionano dal punto di vista dello svolgimento? Essi possono essere generalmente svolti in due tipologie:

  1. Esame universitario orale;
  2. Prova scritta.

Come funzionano gli esami orali universitari? Per quanto riguarda Unicusano, questa viene svolta presso la sede centrale. Me quella in forma scritta presso i Learning Center sede d’esame.

Esame orale università e non solo: come funzionano i crediti

Come riportano nella Guida dello studente relativa a Unicusano, si possono sostenere esami fino ad un massimo di 60 CFU (Crediti Formativi Universitari) per anno accademico. Fuori da questo calcolo rientrano eventuali crediti maturati per attività universitaria pregressa o per esperienza professionale.

Gli studenti che abbiano precedenti esperienze attinenti al proprio percorso di studi, infatti, possono vedere valutate tali esperienze in termini di CFU. Il tutto entro i termini stabiliti dall’attuale normativa, in base alla quale non si possono riconoscere più di 12 CFU per esperienza professionale o corsi diversi dall’esame universitario.

Con Unicusano ogni studente ha a disposizione 20 sessioni d’esame per anno accademico Infatti, si possono sostenere fino a 10 sessioni di esame per anno accademico presso la sede centrale di Roma e altrettante presso i Learning Center autorizzati. In questi ultimi non è comunque possibile sostenere più di un esame al mese.

Esami universitari: voti

esami universitàAndiamo ora a vedere in Italia i voti attribuibili agli esami universitari come funzionano.

Essi sono espressi in trentesimi. Secondo questa impostazione, il voto minimo per superare un esame è 18, mentre il massimo è rappresentato dal 30 e lode (che viene subito dopo il 30 “semplice”).
A volte possono esistere anche prove senza votazione, che una volta superate vengono segnalate come “idoneità“, ma secondo il DM 270/04 non sono più considerate esami.

Esami università: consigli

Ecco alcune pratiche che potrebbero fare al caso tuo e rispondere alla domanda delle domande che stiamo trattando in questo articolo, ovvero: esami universitari come funzionano e come superarli?

  1. Segui le lezioni e prendi appunti. Potrebbe aiutarti a imparare e a comprendere la materia bene a piccole dosi, al punto che potrebbe bastarti una sola lettura del libro, o addirittura solamente un piccolo ripasso, per essere già pronto per l’esame. Concentrarti a lezione, fugare lì ogni tuo dubbio potrebbe farti guadagnare tempo libero e risparmiare una forte dose di stress;
  2. Fissa ben in mente la data dell’esame e stabilisci prima quanto tempo al giorno dedicare allo studio per preparare la materia. Se riesci ad organizzare e a scandire bene le tue giornate, riuscirai a trovare il tempo per prepararti all’esame senza compromettere la tua tenuta psico-fisica e senza rinunciare alla tua vita sociale.
  3. Prenditi cura del tuo corpo. Presentarsi ad un esame ridotto come uno straccio non è un buon segnale: non trasmetti fiducia a chi ti ascolta e potresti non ricordare nulla. Gestisci bene il tempo da dedicare allo studio e cerca di tenere rilassati i tuoi muscoli e la tua mente. Per fare ciò studia in un ambiente confortevole, comodo e ben illuminato. Concediti qualche pausa, magari per fare attività fisica o una bella passeggiata all’aperto.

Segui questi consigli e dimostra di aver capito come funzionano gli esami universitari. Adesso tocca a te.

Come preparare un esame universitario: i servizi Unicusano

Abbiamo detto quasi tutto sugli esami universitari come funzionano. Ma un ulteriore fattore che può agevolare il buon esito del vostro studio, dipende anche dalla funzionalità dei servizi offerti dall’Università.

Ecco perché per Unicusano lo studente è sempre al centro di ogni attenzione.

Se sei curioso di vedere come gestiamo lezioni, prenotazioni ed esami, puoi visitare la pagina Unicusano.it, chiamare il numero verde 800.98.73.73 per informazioni richieste di iscrizione o rivolgerti ai tutor e assistenti universitari.

E con questo, almeno per il momento, è tutto. La nostra guida dal titolo esami universitari come funzionano termina qui. Fanne buon uso. Oa che hai maggiori informazioni in merito, tocca a te prepararti al meglio per affrontare e superare con successo il primo, o il prossimo, esame universitario.

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Scrivere una mail formale: modelli e consigli utili

Hai bisogno di trovare modelli e consigli utili per scrivere una mail formale?

Allora ecco una interessante notizia per te: adesso sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, ti spiegheremo come scrivere una lettera di questo genere. Sia essa finalizzata a contattare un docente, rivolgersi ad una istituzione, presentare un progetto in azienda o una candidatura, una lettera di denuncia a tutela del consumatore o della protezione dei dati personali, e chi più ne ha più ne metta. Perché le ragioni per redigere una missiva sotto forma di posta elettronica formale possono essere davvero delle più disparate. Anche perché si tratta, al giorno d’oggi, di un mezzo di lavoro imprescindibile. Dunque non puoi ignorare come utilizzarlo nel modo più corretto ed efficace possibile.

Vuoi saperne di più su quelle che sono le linee guida per scrivere una mail formale perfetta da cima a fondo? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito andando a scoprire tutto ciò che è importante sapere in merito. Buona lettura

Impostazione lettera formale: cosa e come scrivere

Nei paragrafi che seguono, vedremo dunque cosa significa scrivere una mail formale e come farlo per bene. Analizzando tutti gli aspetti legati a cosa includere nello struttura del testo e cosa no, come concludere una mail formale, firmarla e in che modalità inviare questi importanti messaggi di posta elettronica.

Scrivere ad un professore

Iniziamo vedendo come scrivere una mail formale ad un professore per chiedere un colloquio. Magari per chiedere la tesi.

Naturalmente, occorre partire con i saluti e spiegando chi sei in modo semplice e diretto, ma naturalmente rispettoso. Specialmente se ti rivolgi a qualcuno che non ti conosce o che potrebbe non ricordarsi bene di te. Ma più in generale, si tratta di una regola universale e anche di buona educazione. Un esempio? Facile:

«Gentile Prof. Bianchi,

Sono Mario Rossi, studente del CdL in Giurisprudenza dell’Università Niccolò Cusano».

Questa formula va sempre bene ed è comunque consigliata, anche se potrebbe essere bypassata e sostituta con una semplice firma in calce alla mail qualora ti rivolgessi ad un interlocutore con cui si ha maggiore confidenza o con cui ci hai già scambiato altre mail.

Ad ogni modo nelle righe subito a seguire, devi introdurre l’argomento per il quale stai contattando il docente. Per fare questo puoi utilizzare una frase come questa:

«Le scrivo questa mail per chiederle un colloquio presso il suo ufficio per discutere della mia tesi di laurea».

Per poi entrare in maniera più dettagliata e approfondita nel merito attraverso il corpo del testo vero e proprio.

«Avrei bisogno di parlare con lei e di confrontarmi con i suoi collaboratori circa i contenuti del secondo capitolo della mia tesi, così da poter procedere all’invio degli stessi nei tempi stabiliti».

Concludendo illustrando cosa chiedi o vuoi dal docente:

«Se lei è disponibile, le chiedo di poter fissare un colloquio nel suo giorno di ricevimento, nell’orario che preferisce. Resto a disposizione per qualunque dubbio o chiarimento. In attesa di suoi riscontri, le auguro un buon proseguimento di giornata».

Ed infine, naturalmente, firmare la missiva ed aspettare un auspicato e gentile riscontro da parte del tuo interlocutore.

Come scrivere una mail per lavoro

impostazione lettera formaleProseguiamo ora aggiungendo alcune specifiche accortezze per adattare il formato che abbiamo visto finora, ad un ambito lavorativo. Come scrivere una mail ad un’azienda o un datore di lavoro, giusto per fare degli esempi.

Scrivere una mail formale di questo genere significa prestare particolare attenzione ad un tipo di impostazione che sia quanto più professionale possibile.

Iniziamo con l’oggetto, che deve essere quanto più sinteticamente chiaro possibile. Il contenuto deve essere già chiaro da lì. Ecco alcune linee guida da tenere, invece, per i passaggi successivi, 5 in particolare:

  1. Saluti iniziali. Vuoi sapere come esordire? La risposta corretta è sempre la stessa: salutare. In maniera forale, ovviamente. Fare riferimenti a cariche e appellativi non guasta. Come “Gentile dott. Rossi” o “Gentile prof. Bianchi” ;
  2. Corpo della mail. Anche qui devi essere sintetico al punto giusto, non prolisso, efficace e pragmatico. Le aziende e i professionisti hanno tanto da fare e ricevono tante mail, devi catturare la loro attenzione, anche perché non possono passare tutta la giornata a leggere la posta elettronica;
  3. Uso di grammatica e sintassi. Occhio agli errori in questo senso, ancor più se possibile della lingua parlata. Anche perché Verba volant, scripta manent e ad etichettarti male è un attimo. Rileggi la tua email con attenzione prima di inviarla;
  4. Font. Evita assolutamente l’utilizzo di caratteri ornati, giocosi o colorati. Non abusare di grassetto e corsivo e non scrivere in maiuscolo;
  5. Conclusione. Ringrazia sempre il destinatario e auguragli una buona giornata e magari, nel caso specifico, buon lavoro. Se possibile, utilizza un gestionali mail in grado di incorporare la tua firma, il tuo titolo e i tuoi contatti.

Segui questi semplici consigli ed è fatta: scrivere una mail formale di lavoro in modo corretto ed efficace sarà un gioco da ragazzi.

Come scrivere una mail ad un avvocato

Altra situazione particolare in cui capita di scrivere una mail formale è quando si ha la necessità di rivolgersi ad un avvocato. avvocato. Anche in questo caso bisogna prestare particolare attenzione a determinati particolari.

La lettera deve mettere in evidenza riferimenti come data e luogo ed esprimere chiaramente l’oggetto della richiesta, evitando di essere dispersiva.

Ecco come scrivere una mail formale, esempio classico per un avvocato:

Spettabile: Egr. Avv. Bianchi
Indirizzo

 

Luogo e Data

oggetto: richiesta documentazione n.ro di protocollo __________

 

Gent.le Avv. __________

con la presente richiedo formalmente che mi sia inviata tutta la documentazione relativa al procedimento indicato in oggetto. Vogliate quindi provvedere tempestivamente a inviarmela al seguente indirizzo:

 

Indirizzo di Casa/ufficio __________
Email __________

 

In attesa porgo cordiali saluti

 

Firma

Adatta questo modello alla situazione specifica, riempi gli spazi in bianco tratteggiati e la tua lettere formale sarà pronta. Dovrai solo cliccare sull’invio per posta elettronica.

Come scrivere una mail ad un medico

Prima di concludere questa guida di Unicusano Viterbo, affrontiamo un ultimo caso che rientra nello scrivere una mail formale. Ecco un esempio di testo da inviare per posta elettronica ad un medico.

Gentile Dottor Rossi,

 

sono il Sig. Mario Bianchi,

 

volevo informazioni sul medicinale da Lei prescritto, [nomemedicinale], nello specifico avrei necessità di sapere se può essere assunto anche lontano dai pasti.

 

In attesa di una Sua cordiale risposta, Le porgo i miei più cordiali saluti,

 

Firma

E questo è quanto. Con quest’ultimo esempio si conclude la nostra guida su come scrivere una mail formale. Ora hai modelli e consigli utili per diverse situazioni. Dal caso in cui ti trovassi nella necessità di redigere una mail professionale, di scrivere ad un professore, un avvocato, un medico, più varie ed eventuali. Compresi alcuni esempi concreti che puoi facilmente adattare e inviare.

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Tutela del consumatore: diritti e normative

Stai cercando maggiori informazione sulle normative che garantiscono e disciplinano la tutela del consumatore?

Allora ecco una buona notizia per te: sei nel posto giusto. Questo articolo, infatti, è dedicato proprio ai diritti del consumatore. Un tema molto vasto, che va dal diritto alla sociologia della devianza, dalla pubblicità alla fruizione di beni materiali e di servizi per uso privato, fino al diritto alla privacy e alla protezione dati personali.

Fra tutto ciò cercheremo di mettere ordine ed essere più chiari possibili, cercando di fornirti le conoscenze e gli strumenti necessario affinché tu possa essere al corrente di tutto ciò che c’è da sapere sul tema della tutela del consumatore. Senza tralasciare gli studi attinenti di fare per operare o comunque specializzarsi in questo settore.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito.

Difesa consumatori: cos’è e come funziona

Fin dai paragrafi che seguono, cercheremo quindi di entrare nei meccanismi della tutela del consumatore. A partire dalla definizione del cosiddetto consumerismo, i diritti, le normative, istituzioni e associazioni di categoria, studi consigliati e molto altro. Senza trascurare nulla. Buona lettura.

Consumerismo

Si parla molto di tutela del consumatore, ma cos’è concretamente? Ecco la definizione fornita dall’Enciclopedia Treccani:

«Principio tutelato da un apposito codice noto come codice del consumatore».

A questo, possiamo aggiungere un passaggio riportato da Wikipedia:

«La tutela del consumatore o consumerismo si esplica attraverso un insieme di disposizioni, norme e presidi, volti a salvaguardare i diritti e gli interessi del cittadino inteso come fruitore di beni materiali e di servizi per uso privato».

Codice del consumo

Parlando di tutela del consumatore abbiamo citato il codice del consumo. Si tratta di una legge della Repubblica italiana, corrispondente più esattamente con il decreto legislativo numero 206 del 6 settembre 2005. In materia, appunto, di diritti del consumatore.

Ma come è strutturato questo codice consumo? Il tempo aggiornato nel 2007 comprende ben 170 articoli suddivisi in sei parti:

  1. Disposizioni generali e finalità;
  2. Educazione del consumatore. Che comprende informazioni, pubblicità e altre comunicazioni, pratiche commerciali e pubblicità ingannevole o aggressiva, particolari modalità della comunicazione pubblicitaria, rafforzamento della tutela del consumatore in materia di televendite;
  3. Il rapporto di consumo. Riguardante contratti del consumatore in generale, promozione delle vendite, credito al consumo, modalità contrattuali, commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori, commercio elettronico e tutela del consumatore on line, disposizioni relative ai singoli contratti, contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio, servizi turistici ed erogazione di servizi pubblici;
  4. Sicurezza e qualità. Intese come sicurezza dei prodotti, responsabilità per danno da prodotti difettosi, garanzia legale di conformità e garanzie commerciali per i beni di consumo;
  5. Associazioni consumatori rappresentative a livello nazionale, accesso alla giustizia e risoluzione extragiudiziale delle controversie;
  6. Disposizioni finali.

Questa, in sintesi, la struttura e il contenuto della tutela del consumatore normativa italiana.

Diritti tutelati e art 33 codice del consumo

Entrando ancora più nello specifico, possiamo dire che il decreto si concentra in particolare sulla tutela dei seguenti diritti dei consumatori

  1. Alla salute;
  2. Alla sicurezza e alla qualità dei prodotti e dei servizi;
  3. Ad una adeguata informazione, al diritto di recesso e ad una corretta pubblicità
  4. All’educazione al consumo;
  5. Alla correttezza, alla trasparenza ed all’equità nei rapporti contrattuali;
  6. Alla promozione e allo sviluppo dell’associazionismo libero, volontario e democratico tra i consumatori e gli utenti;
  7. All’erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità e di efficienza;
  8. Al ripristino (riparazione o sostituzione), senza spese aggiuntive, nel caso di difetto di conformità (art. 130) oppure alla riduzione del prezzo così come alla risoluzione del contratto.

Molto importante è anche l’art 33 codice del consumo, in merito alle clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore. Questa parte del testo infatti, specifica che:

«Nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto»

Questo il comma 1 dell’articolo, che prosegue poi elencando una per una gli oggetti e gli effetti delle clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria.

Numero verde e contatti utili

diritti del consumatoreUn’ultima domanda prima di addentrarci verso la conclusione di questa guida. Tutela del consumatore: contatti?

tutela del consumatore il numero verde 800911911 è quello predisposto dal Codacons. Mentre il numero 892-007 è un numero telefonico a pagamento per conoscerne tutte le novità e le iniziative, ma soprattuto per prendere appuntamento con un consulente in tutta Italia per aiutarti a risolvere eventuali problemi o denunciare una mancata applicazione dei diritti dei consumatori.

Il Codacons è il coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e, appunto, la tutela dei diritti di utenti e consumatori. Un’organizzazione senza fini di lucro nata nel 1986 quale erede di precedenti campagne risalenti alla cosiddetta “guerra alla SIP” del 1976. Trattandosi una delle più rappresentative sul piano nazionale in questo settore, il Codacons fa parte del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU), ma anche di diverse commissioni consultive della Pubblica Amministrazione.

Nello specifico, in virtù dei propri fini statutari e delle attività svolte a difesa dell’ambiente, è associazione di protezione ambientale riconosciuta, con D.M. n.109/SCOC/95 del 17.10.95, ai sensi della legge 8 luglio 1986 n. 349 istitutiva del Ministero dell’ambiente, nonché ai sensi del d. lgs. 152/06. È altresì Associazione di promozione sociale ai sensi della Legge n. 383 del 7 dicembre 2000, nonché Associazione di volontariato di cui alla l.266/91 autonoma, senza fini di lucro a base democratica e partecipativa che persegue esclusivamente obiettivi di solidarietà sociale.

Studi consigliati

Se vuoi specializzarti nel campo della tutela del consumatore, la scelta migliore può essere quella di partire ponendo le basi con un grande classico intramontabile: Giurisprudenza. Ma anche alcune lauree dell’area economica, come la triennale in Economia Aziendale e Management o la Magistrale in Scienze Economiche, potrebbero fare al caso tuo.

Dal punto di vita dei master invece, consigliamo i master di I livello in Retail management o in Sicurezza delle reti informatiche, e quelli II livello in Criminologia e diritto penale o sulle nuove professionisti privacy DPO (Data Protection Officer).

Il primo si propone di rispondere alle esigenze di formazione delle figure professionali specializzate nei diversi profili necessari alla gestione delle imprese commerciali moderne, con particolare attenzione alla gestione dei punti vendita e della relazione verso il consumatore.

Sicurezza reti informatiche e Nuovi professionisti DPO sono attinenti dal punto di vista del diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali.

Criminilogia e diritto penale prevede diverse discipline legate al diritto civile e penale, all’economia e alla sociologia. Tutte materie ricorrenti nel campo della tutela del consumatore.

E con questo siamo giunti alla conclusione della nostra guida. Ti ringraziamo dell’attenzione, sperando di averti fornito consigli utili e trasmesso nuove conoscenze in merito alla tutela dei consumatori.

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Gestione delle spese: consigli e risorse utili per risparmiare

Hai bisogno di un metodo di gestione spese per far quadrare meglio il bilancio familiare o personale?

Allora sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, ti guideremo passo passo a capire come risparmiare soldi in casa e più in generale nella via quotidiana. Il tutto attraverso consigli e risorse utili, come l’adozione di buone pratiche e l’utilizzo di app gestione spese.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo e andiamo subito al nocciolo della questione: come organizzare al meglio la gestione delle spese.

LEGGI ANCHE – Lavori più redditizi in Italia: info e spunti.

Bilancio personale e familiare: come gestirlo

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a scoprire quali sono i metodi, gli strumenti e le strategie di gestione spese che possono consentirti di gestire meglio il tuo budget familiare o personale che sia.

Come risparmiare soldi: dalle vacanze alla spesa

Partiamo da una premessa: gestione spese e risparmio non fanno per forza rima con “rinuncia” o ridimensionamento dello stile di vita. Anzi, utilizzare bene le proprie risorse o gestire il bilancio familiare in maniera intelligente e oculata, può aiutarti a ridurre gli sprechi e avere maggiori risorse da investire in ciò che maggiormente ti piace o ti è più utile.

I modi per risparmiare sono tanti: dal fare sport all’aria aperta anziché in palestra, se non è necessario, oppure individuare i giusti luoghi e i periodi più convenienti per organizzare le tue vacanze low cost.

Molto importanti, sono le accortezze da prendere quando si fa la spesa. Ecco sei buone pratiche da tenere sempre a mente:

  1. Confrontare sempre i volantini dei supermercati prima di decidere al quale servirsi.
  2. Se più economico, comprare frutta e verdura al mercato;
  3. Acquistare prodotti in offerta;
  4. Fare la tessera al supermercato di fiducia;
  5. Raccogliere coupon e buoni spesa;
  6. Verificare sempre e subito, attraverso gli scontrini, se hai pagato il giusto e se ti sono stati applicati gli sconti del caso.

Senza dimenticare una corretta gestione delle spese giornaliere legati ai consumi casalinghi. Proprio di questo parliamo nel prossimo paragrafo. Non perderlo.

Come risparmiare in casa: dalla luce all’elettricità

Una volta effettuata correttamente la spesa, occorre portala a casa. Luogo fondamentale per la vita di ognuno di noi e soprattutto, dove attuare un piano di gestione spese in grado di non farti sperperare soldi inutili.

Ecco alcuni consigli utili:

  1. Usa lampade led e a risparmio energetico. Sono più costose delle altre, ma consumano molto di meno e durano più a lungo;
  2. Occupati in prima persona, dividendo le mansioni con i tuoi familiari o coinquilini, dei lavoretti di bricolage e delle faccende domestiche che siete in grado di svolgere con il cosiddetto e sempre intelligente “fai da te”. Su internet ci sono ormai dei tutorial per tutto, sfruttali;
  3. Per quanto riguarda la corrente elettrica, premurati di verificare le fasce orarie più economiche del tuo piano tariffario e in quelle ore fai il bucato o utilizza gli elettrodomestici più dispendiosi;
  4. Usa un termostato programmabile per i tuoi riscaldamenti. Così potrai accenderli solo in caso di necessità, senza sprechi derivanti da un utilizzo, spesso inutile, di 24 ore su 24 o comunque eccessivo.

Questi possono sembrare consigli banali e scontati, ma spesso dati per questo troppo perscrutati e quindi sottovalutati. A discapito di una parsimoniosa gestione spese.

App spesa: i software che ti aiutano a risparmiare

Per aiutarti nell’arduo compito di una corretta gestione spese, ci pensa la tecnologia.

Al giorno d’oggi, infatti, esistono software in grado di facilitare l’uomo praticamente in qualsiasi attività della vita quotidiana. Non possono quindi mancare programmi dedicati e app gestione spese condivise o individuali.

Un metodo maggiormente utilizzato e sempre molto affidabile passa per la gestione spese familiari excel, il noto programma prodotto da Microsoft e dedicato alla produzione ed alla gestione di fogli elettronici.

Anche per quanto riguarda le applicazioni gestione spese vere e proprie, non mancano le alternative. Ne riportiamo di seguito alcune molto interessanti.

  1. Expensify. Iniziamo con un’app gestione spese Android. Uno dei migliori strumenti per la gestione delle spese, il monitoraggio delle ricevute e i viaggi di lavoro;
  2. Spese giornaliere 3. Un software creato per organizzare le tue spese e il reddito, i movimenti registrati per data con tanto di report totali giornalieri, mensili e annuali;
  3. Monefy – Money manager. Perfetta per vedere la distribuzione delle tue spese in un grafico bello ed informativo;
  4. Goodbudget. Un money manager e tracker di spesa ottimo per la pianificazione del budget a casa;
  5. Mint Conto economico, gestione del denaro. Gestisce le tue entrate e le tue spese per fornirti un’interfaccia piacevole e conveniente per raggiungere i tuoi obiettivi finanziari;
  6. Pennies – Budget and Expense Tracker. Passiamo adesso alle app gestione spese iPhone, con la più semplice e snella della categoria. Poche funzionalità, ma ben sviluppate;
  7. EURI Gestione Spese e Budget. Ecco un app gestione spese familiari gratis tra i più completi. Zero pubblicità e possibilità di controllare in pochi step il bilancio familiare;
  8. Visual Budget. App dedicata alla tracciabilità di spese e budget. Ottima per gestire facilmente conti personali e aziendali, attraverso l’uso di strumenti accurati e intuitivi;
  9. Money Target. App gestione spese italiana. Consente di fissare obiettivi di risparmio mensili da perseguire;
  10. Mvelopes. Crea per te un budget mensile adeguato e personalizzato in base alla tua situazione finanziaria attuale e le tue abitudini di spesa.

E con questo si conclude la nostra guida su gestione spese e risparmi. Falle tue e il tuo portafogli ti ringrazierà.

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Sociologia della devianza: definizione, protagonisti, teorie

Sai cos’è la sociologia della devianza?

Se i comportamenti umani all’interno del mutamento sociale ti incuriosiscono, non puoi non conoscere questa branchia delle scienze sociali. In questo articolo, ti guideremo proprio verso la conoscenza di questa particolare disciplina.

La storia della sociologia, d’altro canto, si è sempre interrogato su come affrontare il cambiamento della società, sviluppando le teorie sulla devianza di cui parleremo nelle prossime righe.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito. Andiamo a scoprire tutto ciò che c’è da sapere sulla sociologia della devianza.

La devianza come sociologia

Nei paragrafi che seguono, cercheremo dunque di capirne di più sulla sociologia della devianza: cos’è, di cosa si occupa, perché è importante e come approfondirla. Insomma: se dovessi sostenere un esame o svolgere un tema sulla devianza, qui troverai tutte le informazioni necessarie in merito. Buona lettura.

Devianza in sociologia: definizione

Per comprendere il significato di psicologia della devianza, cerchiamo di distinguere i due termini e analizzarli inizialmente separatamente.

La devianza è un comportamento non conforme alle norme. Ecco la definizione che ne da l’Enciclopedia dei ragazzi della Traccani:

«La devianza è la condotta di chi viola le regole giuridiche, religiose, morali o sociali della comunità in cui vive. Spesso vengono etichettati come devianti anche i comportamenti diversi da quelli accettati dalla maggioranza.

Poiché norme e modelli di condotta variano nello spazio e nel tempo, un comportamento che in alcune culture ed epoche storiche è considerato deviante e quindi punito o oggetto di riprovazione, in altre sarà considerato “normale” e socialmente accettato.

Al concetto di devianza è legato quello di controllo sociale: la devianza è percepita come una minaccia per la collettività e per neutralizzarla vengono messi in atto meccanismi di prevenzione, repressione e punizione».

Mentre la sociologia è, citando la stessa fonte:

«La scienza che ha per oggetto i fenomeni sociali indagati nelle loro cause, manifestazioni ed effetti, nei loro rapporti reciproci e in riferimento ad altri avvenimenti».

Da qui deduciamo quindi che la sociologia della devianza (e del mutamento sociale) si occupa di analizzare e indagare i comportamenti devianti all’interno di una società e di rintracciarne delle cause. Si tratta di una disciplina studiata anche in criminologia e nei curriculum delle lauree in giurisprudenza. Devianza e criminalità, infatti, sono concetti per molti versi legati fra loro. Per questo si parla di sociologia della devianza e della criminalità.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti.

Sociologi della devianza: da Durkheim alla Scuola di Chicago

Emile Durkheim, già uno dei padri della teoria sociale classica, fu un precursore anche sull’analisi dei problemi concettuali della sociologia della devianza. Dalla funzionalità della devianza e la relatività delle regole, alla natura della regolamentazione morale.

Si devono invece a David Matza tre contrapposizioni ricorrenti nelle concezioni sociologiche della devianza:

  1. Tra correzione e comprensione. Ovvero da una parte studiare i fenomeni devianti al fine di volerli estirpare, dall’altra l’interesse di capire in maniera empatica i fenomeni devianti;
  2. Patologia versus Diversità. Nel primo caso si considera la devianza come una variante intollerabile e intrinsecamente indesiderabile della normalità. Nella seconda concezione è una variante o un mutamento tollerabile, considerato però negativamente;
  3. Semplicità vs Complessità. Per la prima la devianza, in quanto scostamento dalla normalità, è un fatto ovvio. Dal punto di vista della complessità, invece, la devianza è un fenomeno difficile da definire, dati i suoi rapporti talvolta paradossali con la normalità cui spesso si sovrappone.

Altro contributo importante allo studio di questo fenomeno è stato quello della scuola dell’ecologia sociale urbana, meglio nota come Scuola di Chicago di sociologia.

La scuola di Chicago è stata prima scuola di sociologia urbana negli Stati Uniti d’America con sede proprio nella più grande città dell’Illinois, fondata ufficialmente nel 1914 da Robert Park.

Tra le aree di studio di maggior interesse di Park ricordiamo tra gli altri anche il suicidio nelle aree urbane ed in quelle rurali, il divorzio, l’influenza dell’ambiente di appartenenza nei rapporti sociali e culturali. Ma, soprattutto, la diversa incidenza di fenomeni come appunto la devianza sociale.

Teorie sulla devianza

teorie sulla devianzaEd eccoci ad un altro punto chiave della nostra guida sulla sociologia della devianza: il riassunto delle principali teorie.

Proveremo infatti a schematizzare in maniera semplice, ma quanto più esaustiva possibile, quelle più importanti

  1. Paradigma eziologico. Comprende le teorie eziologiche, ovvero rivolte allo studio dei fattori che determinano i comportamenti devianti;
  2. Paradigma del controllo sociale. Raccoglie le ricerche che intendono descrivere i processi di formazione, di sviluppo e di produzione dei comportamenti devianti. Siano essi di tipo sociale, economico e relazionale che più propriamente istituzionale;
  3. Teoria struttural-funzionalista. Sostiene che le cause della criminalità non siano da ricercarsi né in fattori di natura antropologica, né in una patologia della struttura sociale. Questo approccio è stato introdotto dal già citato Durkheim;
  4. Teoria dell’etichettamento. Si propone di evidenziare come la qualità criminale di un comportamento, lungi dall’esistere oggettivamente, sia in realtà il risultato di una costruzione sociale;
  5. Applicazione criminologica della teoria del conflitto. Indicano come fondanti le dimensioni della coazione e del dominio politico esercitato da alcuni soggetti su altri;
  6. Teorie sociologiche del controllo sociale. Sostengono il carattere normale e funzionale della criminalità, la sua dipendenza da meccanismi di socializzazione dipendenti dalla stratificazione sociale e la sua produzione attraverso processi di definizione e stigmatizzazione che sottendono una concezione conflittuale della società.

E con questo hai tutti gli elementi di sociologia utili per comprendere la devianza. Ma prima di lasciarti, vogliamo darti qualche altro prezioso consiglio in merito.

Sociologia e psicologia della devianza: libri e studi consigliati

Prima di concludere la nostra guida sulla sociologia della devianza, vogliamo darti qualche dritta anche su cosa leggere e su quale percorso di studi fare se sei interessato ad approfondire questo settore o lavorare nel suo ambito.

Per quanto riguarda la lettura, un testo molto autorevole è certamente Sociologia della devianza di Barbagli e Savona. Due sono i principali obiettivi del volume:

  1. Illustrare le maggiori teorie sulla devianza, da quelle classiche ai filoni più recenti e di frontiera;
  2. Fornire un quadro empiricamente fondato dei principali temi della ricerca.

Se vuoi specializzarti in questa branchia della sociologia, però, leggere un libro non basta. Per questo devi sapere che esistono dei corsi Unicusano che possono fare al caso tuo. Delle vere e proprie eccellenze in questo settore.

Fra tutti, spicca certamente per qualità e affinità con il tema che stiamo trattando, il master di II livello in Criminologia e diritto penale – Analisi criminale e Politiche per la sicurezza urbana. Un corso interdisciplinare, in grado di trasmettere conoscenze e competenze in tutte quelle cognizioni convergenti nella materia criminologica e nei fenomeni di suo interesse. In poche parole dalla medicina al diritto, dalla psicologica alla sociologia delle devianza.

Ma questo è solo uno dei master presenti nella nostra vasta offerta formativa. Per visionare l’elenco completo e la scheda dettagliata di ogni singolo corso, ti consigliamo di vistare la sezione didattica del portale Unicusano.it.

E con questo è tutto, non ci rimane che augurarti buono studio.

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Come affrontare il cambiamento: consigli utili

Stai vivendo un momento ricco di mutamenti e vuoi capire come affrontare il cambiamento nel modo più efficace e costruttivo?

Abituarsi al cambiamento spesso non è facile, soprattutto se non si affronta queste situazioni nel modo corretto. La depressione da cambiamento, infatti, è un problema di cui soffrono in molti. Una sensazione che può scaturire e dipendere da diversi fattori: dalle emozioni primarie e complesse alla paura del giudizio degli atri.

Ma non preoccuparti: quello che vogliamo fare con questo articolo è aiutarti affinché ciò non avvenga. Una sorta di counseling psicologico, una guida sulle principali ansie e fobie di questo genere e come cercare di aggirarle e viverle in maniera più consapevole, serena e positiva. Perché il cambiamento può e deve essere una possibilità e non un avvenimento negativo.

Vuoi saperne di più? Allora nono perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito di come affrontare il cambiamento.

Fobia dei cambiamenti: come affrontarla

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a cercare di comprendere come affrontare il cambiamento, sia esso relativo al lavoro, all’amore, ad un trasferimento o alla vita più in generale. Buona lettura.

Come si chiama la paura del cambiamento?

La paura dei cambiamenti e delle novità, di tutto ciò che non è compreso e catalogato, è detta Kainotetofobia.

Come accennato, esistono poi diversi tipi di cambiamento. Generalmente quelli più difficili da accettare sono quelli legati alla sfera emotiva, sentimentale e sociale. In particolare alla separazione da un partner, dalla famiglia o dagli amici, tutti avvenimenti che potrebbero verificarsi in situazioni come affrontare un trasferimento.
Spesso più accettabili e gestibili, risultano essere le paure del cambiamento lavoro. Ma questo dipende dalla flessibilità, competenza e professionalità di ognuno.

Come prepararsi al cambiamento

Fatte le doverose premesse del caso e date le definizioni utili del fenomeno, cerchiamo adesso di entrare ancora più nello specifico e darti qualche consiglio pratico su come affrontare certe situazioni.

Come affrontare un cambiamento di lavoro o la paura del cambiamento in amore?

La prima cosa da fare è preparasi adeguatamente, per quanto possibile. E poi riuscire a gestire e ridurre l’ansia. Iniziamo dal primo passo, ovvero come preparasi.

Innanzitutto, anche qualora dovessi essere restio, devi cercare di accettare le tue emozioni. Soprattutto devi ascoltarle, elaborarle prendertene cura. Anche metterle per iscritto può essere utile. Guardati dentro e cerca di comprendere cos’è che ti fa davvero paura e perché. Solo così puoi capire se e come siano superabili.

Altro aspetto fondamentale è preparasi. Devi cambiare lavoro o città? Prendi tutte le informazioni in merito, prima di andare nel panico.

Anche se non ti convince o ti preoccupa, inoltre, se il cambiamento è inevitabile cerca di conviverci. Una volta ascoltate le tue emozioni, comprese le tue ansie e raccolte tutte le informazioni del caso, cerca i lati positivi o il modo in cui potresti raddrizzare la situazione girandola a tua vantaggio. In poche parole: anche se il cambiamento dovesse stravolgere la tua vita, ricorda che hai sempre la facoltà di gestire le tue reazioni e di prendere le tue decisioni.

Ansia da cambiamento vita: come ridurla

A questo punto, ecco delle buone pratiche da poter portare avanti una volta che il cambiamento è in corso o comunque ineluttabile:

  1. Non chiuderti a riccio. Esprimi le tue sensazioni ed emozioni alle persone di cui ti fidi;
  2. Scrivi un diario annotando le cose da fare, le tue preoccupazioni e le possibili soluzioni. Datti delle scadenze per cercare di affrontare e risolvere queste questioni;
  3. Parla con altre persone che hanno affrontato esperienze simili. Ogni esperienza personale fa storia a sé, ma ascoltare e accettare consigli da chi c’è già passato è sempre utile;
  4. Accetta l’incertezza. Non permettere che questa ti blocchi negandoti di fare nuove esperienze;
  5. Rilassati. Sia livello muscolare che mentale. Mens sana in corpore sano.
  6. Pratica attività fisica. Aiuta a gestire lo stress e a ridurre l’ansia, così come fare passeggiate all’aria aperta, magari con il tuo cane o altro animale domestico se ne hai uno;
  7. Concediti il tempo di abituarti, ma non farne un alibi.

Se tutto ciò non dovesse essere abbastanza e dovessi riscontrare ancora forti problemi di adattamento, che proprio non riesci a superare, valuta di rivolgerti ad uno psicoterapeuta.

Frasi sul cambiamento

Prima di concludere questa guida Unicusano su come affrontare il cambiamento, vogliamo farti un regalo. Ecco una piccola raccolta di frasi, citazioni e aforismi sul cambiamento. Una top five con l’augurio che possano darti forza e coraggio per affrontare la nuova situazione.

  1. «Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle» – Anonimo.
  2. «Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle – Denis Waitley».
  3. «Il momento del cambiamento è l’unica poesia» – Adrienne Rich.
  4. «C’è per tutti noi la possibilità di un grande cambiamento nella vita che equivale più o meno a una seconda possibilità di nascere» – Anonimo.
  5. «La continuità ci dà le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze» – Pauline R. Kezer.

E con questo è tutto, siamo giunti alla conclusione della nostra guida su come affrontare il cambiamento. Adesso tocca a te: buona fortuna.

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Emozioni primarie e complesse: cosa e quali sono

Conosci la differenza tra emozioni primarie e complesse? E sai quali tra i tuoi sentimenti innati e quelli influenzati dall’interazione con la società, come la paura del giudizio degli altri, siano preponderanti nella tua vita?

Se non sai cosa rispondere non preoccuparti. Con questo articolo ti aiuteremo a capirlo e fare chiarezza su questi interrogativi. Considerala una vera e propria guida o un counseling psicologico gratuito. Metteremo ordine tra emozioni primarie ed emozioni secondarie, ma anche tra emozioni complesse, positive, negative e via dicendo. Passando a conoscere i più grandi studiosi di questa particolare materia psicologia, se non antropologica.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo e entriamo subito nel merito: andiamo a scoprire quanto sei una persona emotiva e di che natura sono i sentimenti che esercitano maggiore influenza su di te.

LEGGI ANCHE – Sviluppo leadership: perché è utile nel mondo del lavoro e non solo.

Emozioni primarie e secondarie: tutto quello che devi sapere

Nei prossimi paragrafi andremo dunque a spiegare cosa sono, e quali sono, le emozioni primarie e complesse. Vedremo carrieristiche, classificazioni e differenze. Ma prima di tutto partiremo, come è giusto che sia, dalle definizioni generiche per poi entrare sempre più nello specifico delle varie sfaccettature legate alle diverse tipologie di sentimenti. Da quelli più semplici a quelli combinati e dunque più complessi. Buona lettura.

Cos’è l’emozione

Prima di arrivare ad analizzare emozioni primarie e complesse, cerchiamo di definire cos’è un emozione. Per fare ciò, prendiamo come modello la descrizione offerta dall’Enciclopedia Treccani, che ne parla in questi termini:

«Processo interiore suscitato da un evento – stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo. La presenza di un’emozione si accompagna a esperienze soggettive (sentimenti), cambiamenti fisiologici (risposte periferiche regolate dal sistema nervoso autonomo, reazioni ormonali ed elettrocorticali), comportamenti “espressivi” (postura e movimenti del corpo, emissioni vocali)».

In pratica le emozioni altro non sono che stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicologiche e a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti.

Ekman e Damasio: emozioni primarie e secondarie

Chiarito il significato generale di “emozione”, possiamo ora specificare che dentro il concetto di emozione primaria (o di base) rientrano quei sentimenti per così dire innati, ovvero rintracciabili in qualsiasi popolazione. Per il noto neurobiologo Damasio, e non solo, esse sono infatti frutto di un meccanismo preorganizzato.

Teoria confermata anche dagli studi dello psicologo Ekman su alcune popolazioni indigene di un remoto villaggio sulle alture della Papua Nuova Guinea.

Le emozioni secondarie (o complesse), sono invece quelle espressioni che vengono influenzate dalla crescita crescita dell’individuo dall’interazione sociale a cui egli stesso è sottoposta durante il suo sviluppo.

Queste ultime sono complesse perché necessitano di maggiori elementi esterni, immagini emotive o pensieri eterogenei per essere attivate.

Robert Plutchik e i diversi tipi di emozione

A questo punto ti starai chiedendo: ma quali sono nel concreto queste emozioni primarie e complesse?

Una prima autorevole classificazione delle emozioni di base (sinonimo di emozione primaria), è quella fornita dallo psicologo statunitense Robert Plutchik. Esso distingue quattro coppie di espressioni delle emozioni:

  1. Espressioni di gioia contrapposte a quelle di tristezza
  2. Paura contro rabbia;
  3. Attesa contro sorpresa;
  4. Disgusto contro accettazione.

Questo modello è stato sviluppato da Plutchik nel 1980 ed è passato alla storia come “ruota (o cono) delle emozioni”. Queste quattro coppie, mescolandosi tra loro, possono produrre una varietà di esperienze emozionali infinite.

Non a caso il professor Plutchik è stato uno dei più grandi studiosi di emozioni, suicidio, violenza e psicoterapia.

Altra classificazione possibile è quella proposta dal già citato dottor Ekman, attraverso i suoi studi condotti insieme al dott. Friesen.

Secondo Ekman e Friesen, le emozioni primarie sono sei. Ovvero: felicità, paura, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa.

Emozioni: elenco secondarie

emozioni complesseDopo aver messo ordine tra le emozioni primarie, cerchiamo di passare a quelle complesse.

Diversi psicologi, studiosi e autori, concordano sul fatto che dalla combinazione delle primarie, derivino tante emozioni secondarie.

Come ad esempio questo elenco di emozioni e sentimenti: l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Emozioni positive e negative

Sulla classificazione tra emozioni negative e positive, invece, gli esperti si dividono. In quanto ogni emozione che proviamo è utile a qualcosa. Anche nel caso di sentimenti, emozioni e stati d’animo intrisi di rabbia o paura, giusto per fare qualche esempio.

In gergo, però, sentimenti come paura, rabbia o disgusto vengono considerate tra le emozioni negative. L’importante, comunque, è riuscire a gestire le emozioni positive e negative in maniera costruttiva all’interno del processo di crescita personale.

Elenco emozioni psicologia: studi attinenti

Ed eccoci giunti all’ultimo argomento della nostra guida sulle emozioni primarie e complesse. Prima di lasciarti, volevamo suggerirti i migliori corsi di laurea e master universitari affini a questa tematica.

In questo settore, infatti, Unicusano rappresenta una vera e propria eccellenza. Grazie alla sua offerta formativa di qualità e alla flessibilità dell’erogazione dei suoi corsi attraverso il sistema e-learning.

Se vuoi specializzarti nel campo delle emozioni o diventare un professionista nel settore della psicologia, ti consigliamo di dare un’occhiata ai seguenti corsi di laurea:

  1. Laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche;
  2. Laurea triennale in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni;
  3. Magistrale in Psicologia clinica e della riabilitazione.

Se invece cerchi un master, ce e sono alcuni che fanno decisamente al caso tuo:

  1. Counseling Psicologico e counseling relazionale (I livello);
  2. Medicina, psicologia e biofisica nelle scienze umane (I livello);
  3. Psicologia dello Sport (I livello);
  4. Salute Organizzativa (II livello);
  5. Psicologia Pediatrica (II livello).

Ma questi sono solo alcuni dei corsi che fanno parte della nostra ampia offerta formativa. Per consultare l’elenco completo, ti consigliamo di visionare l’area didattica del portale Uniusano.it.

Cosa sono le emozioni: adesso sai tutto quello che c’è da sapere

E così siamo giunti alla conclusione della nostra guida sulle emozioni primarie e complesse. Siamo partiti cercando di definire cos’è un’emozione (a proposito l’etimologia della parola emozione è da ricondursi al latino “emovère”, ex = fuori e movere = muovere, letteralmente “portare fuori”) e siamo arrivati agli studi consigliati qualora volessi specializzarti su questi argomenti o, più in generale nel campo della psicologia.

In mezzo non abbiamo fatto mancare riferimenti ai più grandi studiosi e psicologi che si sono occupati spiegare e classificare i diversi tipi di emozioni. Da quelle positive a quelle negative, da quelle primarie a quelle secondarie o complesse. Che poi era ciò che più ci interessava nel nostro caso specifico.

Siamo passati da Damaso e Plutchik a Ekman e Friesen, attraverso la cosiddetta ruota delle emozioni del 1980 e fino ai master universitari di psicologia più innovativi dei giorni nostri. Insomma, non ci siamo fatti mancare nulla e adesso ne sai certamente di più su cosa e quali sono le emozioni primarie e complesse.

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Dipendenza da smartphone: definizione e peculiarità

La dipendenza da smartphone si è impossessata di te o di qualcuno che conosci?

Non temere, perché con questo articolo ti aiuteremo a scoprire se sei davvero vittima di questo emergente fenomeno e come uscirne. Grazie a questa guida, potrai scoprirlo una volta per tutte.

Una vera e propria guida su come trattare questa “patologia” e altre simili o ad essa strettamente collegata, come la dipendenza da internet, con o senza telefono cellulare. Perché accorgerti e ammettere un potenziale problema in tempo utile, prima ancora di dover ricorrere a sedute di counseling psicologico o manuali sulla storia della sociologia.

Troverai tutto questo e molto altro nei prossimi paragrafi. Affronteremo l’argomento con la massima chiarezza e attenzione per i dettagli. Affinché tu possa avere un quadro chiaro e completo sui dati statistici e le avvisaglie che ti fanno capire se esiste un problema. E dunque come prevenirlo o attraverso quali rimedi risolverlo.

Tutto chiaro? Vuoi saperne di più? Allora siamo pronti: non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito di come riconoscere e affrontare la dipendenza da smartphone.

Dipendenza da cellulare: definizioni, sintomi e rimedi

All’interno di questo articolo, nei paragrafi che seguono, andremo dunque a sviscerare tutto quello che c’è da sapere su sintomi, cause e conseguenze della dipendenza da smartphone, app e web in generale. Con l’obiettivo di prevenire o affrontare ogni tipo di problema e difficoltà ad essa legati. Sia per quanto riguarda gli adulti, ma anche i giovani. negli ultimi anni, infatti, la dipendenza da cellulare nei bambini ha avuto un boom davvero allarmante.

Dipendenza da cellulare: nome

Prima di addentrarci nei dettagli su come affrontare la dipendenza da smartphone, è bene intenderci sulla terminologia. Cercheremo dunque, come prima cosa, di definire con quanta più chiarezza, precisione ed esattezza possibile, cosa si intende quando facciamo riferimento a questo fenomeno.

In particolare, per descrivere questa particolare dipendenza, sono state coniate alcune parole specifiche. Due di queste sono particolarmente interessanti, ovvero:

  1. Nomofobia. Per definire la fobia di rimanere disconnessi dal resto del mondo. O più precisamente dalla “rete” e dai propri contatti, “amici”, o follower;
  2. Cellularomania (o cellulare-addiction). Quando il traffico telefonico quotidiano di un individuo, costituito da chiamate e sms sia in entrata che in uscita, ammonta all’incirca a 300 contatti. In questo caso, dunque, non facciamo riferimento solo ad apparecchi di ultimissima generazione, perché anche un cellulare non smartphone può generare dipendenza.

In entrambi i casi emerge una notevole difficoltà a staccarsi fisicamente dal telefono. Anche se spesso si fa fatica ad ammetterlo, purtroppo. E quest’ultimo aspetto rende difficile i più delle volte un intervento preventivo o quantomeno tempestivo.

Se volessimo fare sul tema della dipendenza da smartphone un riassunto, potremmo quindi affermare che tale dipendenza è legata a diversi disturbi. In primo luogo psicologici, ma non solo: dall’ossessione generica di internet all’abuso dei social network, fino ad un’eccessiva paura del giudizio degli altri, almeno quello apparente che si cela dietro lo schermo di un cellulare.

Come capire se si è dipendenti da smartphone

Sottotitolo: dipendenza da smartphone sintomi. Secondo importanti studi, in particolare quello del dott. Di Gregorio, psicologo e psicoterapeuta di grande fame, esistono almeno dieci segnali ai quali fare attenzione. Perché se ti rispecchi in uno a alcuni, se non addirittura tutti questi, potresti avere un problema. Magari nulla di irrisolvibile o allarmante, ma che necessita di un cambio di rotta tempestivo e deciso.

Uno lo abbiamo già anticipato: quando il possessore compie 300 o più azioni durante una giornata, tra tra telefonate, invio di sms, partite con app e giochi vari, lettura delle e-mail, ricerca di news, ecc.

Naturalmente è altrettanto importante quante ore dedica a portare avanti tutte queste attività. Ci sono poi coloro che hanno un esasperato atteggiamento protettivo, s e non affettivo, verso il proprio dispositivo mobile. Oppure che lo usano per soddisfare il loro bisogno di affetto. E poi chi sostituisce le relazioni umane con quale virtuali, proprio attraverso lo smartphone. Chi ne abusa per controllare altre persone come il partner, o chi con la scusa di utilizzarlo strumento per la sicurezza dei figli. Infine, chi non dorme nemmeno la notte o si sveglia per controllare se ha ricevuto nuove notifiche o qualche messaggio.

Se ti riconosco in questi esempi, potresti essere anche tu dipendente da smartphone. Lo stesso vale per le persone che consoci se rivedi in loro questi atteggiamenti. Ammetterlo è il primo passo per risolvere la situazione.

Dipendenza da cellulare: conseguenze

dipendenza da cellulareA questo punto ti starai chiedendo se la dipendenza da smartphone faccia male e a chi.

Oltre a quanto già detto, che non è esattamente un toccasana per la vita, la salute e la quotidianità di chi cade in questa dipendenza e per chi lo circonda, possiamo citare uno studio sudcoreano presentato al meeting ufficiale della Radiological Society of North America (RSNA) proprio su questo delicato tema.

Tale studio è arrivato alla conclusione che l’incapacità di stare lontani da dispositivi mobili e da internet, anche soltanto per qualche ora, causa uno stato di malessere, agitazione e ansia che può portare ad uno squilibrio nei rapporti tra neurotrasmettitori, ovvero le molecole che veicolano le informazioni tra le cellule del sistema nervoso. Specialmente per gli adolescenti, ma anche negli adulti.

Non un rischio da sottovalutare, insomma. E tra poco, vedremo nel dettaglio alcuni dati su come si sta espandendo il fenomeno in Italia.

Test e rimedi contro la dipendenza da cellulari

A questo punto, sono due le contromisure da prendere.

  1. Dipendenza da smartphone: test. Rileggi cona attenzione quanto abbiamo detto finora, in particolare i sintomi citati, e verifica il tuo comportamento in merito, con la massima oggettività possibile. Oppure il comportamento della persona che vuoi aiutare. Ma non dare nulla per scontato e non prendere eventuali segnali sottogamba. Frasi come “posso smettere quando voglio” fanno parte del problema;
  2. Dipendenza da smartphone: rimedi. Lo stesso studio sulla dipendenza da smartphone citato nel precedente paragrafo, individua la soluzione per ristabilire l’equilibrio, della persona soggetta, in una terapia cognitivo-comportamentale della durata, mediamente, di almeno nove settimane Dunque certamente oltre i due mesi.

E con questo siamo giunti alla conclusione della guida Unicusano per prevenire, riconoscere e affrontare la dipendenza da smartphone, internet o cellulare vintage che sia. Un fenomeno che, secondo il Telefono Azzurro e Doxakids è in costante e preoccupante crescita. Secondo una loro ricerca del 2016, 17 ragazzi su 100 non riescono a staccarsi da smartphone e social. Uno su quattro, inoltre, è online praticamente 24 ore su 24. Ed è ben il 45% a connettersi più volte al giorno. Il 78% chatta su whatsapp continuamente e il 21% si sveglia di notte per controllare notifiche e messaggi, scorrere le home page dei social network, vedere i profili e gli account degli altri.

Dando un’occhiata oltre confine, invece, notiamo un recente studio del Pew Research Center, think tank USA che si occupa di probi sociali e globali, al quale il 46% dei cittadini statunitensi ha ammesso che non potrebbe vivere senza il proprio dispositivo cellulare. Se non è dipendenza da smartphone questa, cos’altro lo è?

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